Senonchè, era opera di uomini o di spiriti ignoti, quella via che gli si parava dinanzi? D'uomini forse, pensò Ara in cuor suo. E tornato prestamente alla tavola di bronzo, afferrò il suo coltello dalla fulgida lama, che già aveva deposto, e lo rimise alla cintola.

Frattanto, gli occhi suoi correvano da capo al misterioso papiro. Altri versi di scritto nereggiavano, dal mezzo insino al piè della pagina. Il re d'Armenia non lesse, divorò i nuovi caratteri, che gli offriva lo scrittore invisibile.

«.... scendi; quanto più scenderai, tanto più sarai innalzato alla conoscenza del vero.

«Odi una triste istoria. È già gran tempo che due purissimi spiriti, inviati da Dio a spargere la sua luce sulla terra di Sennaar, dimenticarono qui, per l'amore di una figlia di Babilu, il loro celeste mandato. L'ingannatrice strappò dal labbro di quegli illusi il motto d'entrata alle eterne dimore, dov'ella fu pronta a sollevarsi in lor vece.

«Però il santo Iddio li punì, confinandoli in una chiostra profonda, sotto la torre delle sette sfere. Colà vivono in tenebre fitte; colà rimarranno, sospesi per le ciglia, fino al dì del perdono.

«Pari a costoro è il tuo Sandi. Qui sta dolorando il suo spirito, sotto la medesima terra ov'egli ha amato e pianto, sotto le medesime acque in cui ha trovato la morte. Respingerai tu l'invocazione di un'anima, la quale non attende che te? Vorrai tu essere maledetto in eterno?»

— Ah no! — proruppe Ara, gittando il foglio e correndo alla botola. — Chiunque tu sia, spirito immortale o astuto ingannatore, eccomi a te! Dovess'io lottare col negro fantasma di Nemrod, son pronto. Aìco, fortissimo Aìco, proteggi invocato il tuo sangue! —

E si cacciò entro la botola, giù per la segreta scalèa, da prima con passo veloce, soccorrendogli il lume che pioveva dalla sovrastante apertura, quindi man mano più tardo, poichè la luce veniva scemando sempre più, ad ogni svolta di scale.

Del resto, anco quel fioco raggio gli venne meno ben tosto. Un cigolìo si fe' udire alle sue spalle, indi un fragore, un urto, quasi di pietra con pietra. La cateratta si richiudeva su lui. Il re d'Armenia era come sepolto in quel baratro.

Nè di cotesto gli dolse, quantunque il richiudersi della cateratta, togliendogli ogni speranza di ritorno, gli dicesse tutta la gravità del pericolo. Il dado ormai era tratto. Non lo aveva egli forse voluto?