— Tu sei bello; io ti amo! —

Ara si divincolò tosto da quella stretta, sebbene in quel modo che più gli venne fatto cortese. I baci di Atossa gli tornavano in mente. Ora l'amplesso dell'ignota non era egli una profanazione dell'amor suo?

— Lasciami! — esclamò, nell'atto di allontanarsi da lei.

E si spiccò da quel luogo, rompendo con le sue mani la cerchia che le mute danzatrici gli avean fatta dintorno.

La lusinghiera lo saettò d'uno sguardo corrucciato.

— Ah! tu mi disprezzi? — diss'ella. — Bada, o re d'Armenia! Tu fuggi dalle mie braccia, per correre incontro alla morte.

— Che il mio destino si compia! — mormorò il giovine, ripigliando il cammino.

E intorno a lui svanirono man mano quelle femminili parvenze, infoscò la scena, fu notte da capo. Il re d'Armenia tornò a brancolar nelle tenebre.

— Ed ora? — chiese egli, fermandosi. — Che è egli, questo vostro raggirarmi tra vane lusinghe e più vane paure? —

Un ghigno beffardo rispose all'inchiesta del giovine.