— Non ti dolere, o figlio di Aràmo! I dolci misteri di Militta Zarpanit non ti lusingarono forse? Non ti trattennero essi più del bisogno? Perdona a queste leggiadre abitatrici dell'Eufrate, se, memori dell'amorosa vigilia, ti credettero più arrendevole alle loro carezze. Invero, esse non aveano pensato che dalle braccia della gran maliarda l'amico di Sandi doveva ritrarsi sfinito. —

Al crudele motteggio Ara non ebbe virtù di rispondere. Tutto era noto colà, e il ricordo di Sandi veniva pensatamente a inchiodargli la lingua.

— Suvvia! — proseguì rabbonita la voce. — Ormai gli è tempo per te di avvicinarti alla luce. Fàtti innanzi e dammi sicuro la mano. —

A queste parole, e mentre egli si disponeva a muovere il passo, sentì una mano che afferrava la sua.

Era quella una mano poderosa, e la sua stretta diceva assai più l'odio d'un giurato nemico, che non la benevolenza d'un patrono, o la sollecitudine d'una guida. Ed egli, il prode Ara, non potè rattenere un senso di ribrezzo, un brivido di arcano terrore, che gli corse per l'ossa. V'hanno tocchi lievissimi, che avvertono di danni, imminenti o lontani, assai meglio dei più aperti presagi.

Il re d'Armenia procedette, così trascinato, una ventina di passi. L'urtare che fece il compagno contro una parete gli fe' intendere che erano giunti alla meta.

— Ci siamo, — disse infatti la voce: — ascendi la soglia.

Ara obbedì, dopo aver tastato del piede l'ostacolo. E allora tre colpi furono battuti dal compagno sopra un disco di rame.

— Apriti, porta della verità! — gridò questi con pienezza di accento.

— Chi ardisce accostarsi? — dimandò dall'altra parte una voce cupa, che parea venir di sotterra.