«La notte era giunta: gli augelli tacevano nel bosco, e Iddio era lieto nel profondo del cuor suo, imperocchè l'amore era nato. Ciò egli voleva, il sapientissimo Iddio, dirittamente vedendo esser cosa brutale, indegna di puri spiriti, l'amplesso, la confusione di due vite, a cui non presiedesse l'amore.
«Così felici vissero a lungo i due primi mortali; nè mai nube di tristezza era venuta a turbare il sereno di quella beata esistenza. Ma un giorno, una vaga inquietudine cominciò a serpeggiare nei candidi cuori. Invidioso della loro felicità senza pari e dell'opera perfetta di Brama, lo spirito del male bisbigliò al loro orecchio arcane parole, spirò in quell'anime desiderii ignoti. Andiamo a diporto per l'isola, disse Adìma, alla sua leggiadra compagna, e vediamo se non ci è dato trovare un luogo più dilettoso di questo.
«Eva seguì obbediente il marito, ed entrambi andarono oltre; viaggiarono per giorni e per mesi, soffermandosi al margine delle chiare sorgenti e al meriggio degli alberi giganteschi, che celavano ad essi la spera del sole. Ma più s'innoltravano, e più la donna si sentiva sopraffatta da un arcano sgomento. — Adìma, diceva ella al marito, non andiamo più innanzi, che per fermo noi facciam contro al comandamento di Dio. Non ci siamo noi già dipartiti dal luogo che egli ci aveva assegnato a dimora?
«Non temere, rispose Adìma alla donna diletta. Vedi? Non è già questa la terra inabitabile che egli ci disse. Avanti sempre, avanti; l'uomo non è nato per poltrire nell'angolo in cui egli ha veduto la luce.
«E andarono innanzi; ella obbediente ed amorosa, egli sempre più ansioso, tormentato dal desiderio di vedere e sapere. Così giunsero alla punta estrema dell'isola, donde poterono scorgere ai loro piedi un breve tratto di mare, e di là da questo una lista di terra, che parea dilungarsi all'infinito sui margini del lontano orizzonte. Uno stretto e malagevole passo, formato di scogli a fior d'acqua, collegava l'isola al continente ignoto.
«I due viandanti si fermarono ammirati. La terra che si stendeva dinanzi ai loro occhi, appariva vestita di alberi svariati e largamente frondosi; augelli dai mille colori correano cinguettando di frasca in frasca, o s'inseguivano a volo. — Splendida vista! — esclamò Adìma. E come hanno ad essere gustosi i frutti di quegli alberi! Vieni, o diletta; andiamo ad assaggiarne, e se quella terra è miglior della nostra, noi laggiù metteremo dimora.
«La donna tremante supplicò Adìma, che non volesse tentare più oltre la collera celeste. — Non viviamo noi bene in questa isola? Non abbiamo noi chiare, fresche e dolci acque per dissetarci, e frutti soavi, che nulla più, dopo i tuoi baci? Perchè cercheremmo noi altro?
«E sia; torneremo, disse Adìma a lei di rimando. Che facciam noi di male, a visitare questa terra ignota, che si profferisce ai nostri occhi?
«Così dicendo, s'innoltrò verso la scogliera. Eva lo seguì tutta tremante in cuor suo. Egli allora, sollevata la donna da terra, si recò il dolce peso sull'òmero e, mutando i saldi passi tra pietra e pietra, si fece a valicare, quanto più speditamente potè, quel tratto di umida via, che lo disgiungeva dall'argomento dei suoi desiderii.
«Avevano essi a mala pena raggiunto il lido vietato, che un terribile schianto si udì. Lido verdeggiante, alberi, fiori, famiglia di pennuti, ogni cosa che prima aveano veduta di là dal mare, in un baleno disparve. La scogliera per cui erano venuti si sprofondò nei gorghi frementi e solo alcune creste qua e là rimasero ritte fuor d'acqua, come indizi d'una via per sempre distrutta.