«Fanne la prova! rispose il natante. E Vaiwasvata, poi che l'ebbe preso tra le palme, lo sollevò agevolmente e lo portò nel gran fiume. Ora il mostruoso pesce, non pure era leggero come un fuscellino di paglia, ma spandeva intorno le più soavi fragranze. Donde il sant'uomo pensò che quello era messaggio di Dio, e stette in attesa di mirabili eventi.
«Difatti, non andò molto che il pesce gli chiese di essere trasportato all'Oceano. E contentato nel suo desiderio, disse allora a Vaiwasvata: Odimi, o santo. Il mondo sta per esser sommerso nei flutti e i suoi abitatori moriranno. Affrettati a costruire una nave e chiuditi in essa coi tuoi. Togli teco i semi di tutte le piante e una coppia di tutte le specie d'animali, tranne di quelli che nascono dai vapori e dalla putredine, imperocchè il loro principio vitale non emana dalla grand'anima dell'universo; poscia attendi fiducioso le sorti.
«L'uomo giusto fece ogni cosa secondo i comandamenti ricevuti, ed egli e la sua famiglia furono campati dalla rovina delle acque, sulle estreme vette dell'Imalaya. Visnù vi ha salvi da morte, disse il pesce che era stato guida alla nave; per sua intercessione, Brama ha fatto grazia all'umanità; andate ora a compiere i voleri di Dio e ripopolate la terra.
«Così fu, come avea disposto l'Eterno che fosse. E cent'anni dopo la rovina delle acque, visse il savio Adgigarta, nipote di Vaiwasvata, uomo pio e temente il Signore.
«Egli abitava nella contrada di Ganga, e quantunque volte sorgesse l'aurora, o cadessero i crepuscoli della sera, Adgigarta si riduceva in luogo appartato, nel profondo delle selve, o sulle rive dei sacri fiumi, per offerirvi olocausti al Signore. Colà, prostrato dinanzi all'ara, dopo aver pronunziato sommessamente il mistico Aum, che è l'invocazione all'Altissimo, egli scioglieva l'inno della Savitri.
«— Signore dei mondi e delle creature, accogli l'umil preghiera del tuo servo, distogliti un tratto dalla contemplazione di tua eterna possanza. Un solo dei tuoi sguardi purificherà l'anima mia.
«— Vieni a me, così che io oda la tua voce nello stormir delle foglie, nel mormorio delle correnti, nel crepito della fiamma consacrata.
«— L'anima mia ha mestieri di respirare il purissimo alito che emana dalla tua grand'anima. Ascolta la mia invocazione, Signore dei mondi e delle creature.
«— La tua parola sarà più dolce al mio spirito assetato, che non le lagrime della notte sulle arene del deserto, più soave che non la voce della madre al bambino.
«— Vieni a me, tu, la cui mercè fiorisce la terra e maturan le biade; per cui si svolgono i germi e scintillano i cieli; per cui le madri pongono alla luce i dolci nati e i savi conoscono le virtù.