E appunto allora, su quel noto sentiero, vide egli affacciarsi da un ammasso di lieta verdura due giovinetti, che procedevano ilari e baldi, l'uno a fianco dell'altro. Vestivano entrambi ad un modo e d'uno stesso colore; donde si sarebbe argomentato che fossero fratelli. Senonchè, l'un d'essi, alquanto più rilevato della persona e biondo di capelli, alla dimestichezza con cui s'appoggiava sull'òmero del compagno, appariva essere di più alto grado, e l'altro, notevole per le chiome corvine, inanellate e lucenti, mostrava agli atti non essere dall'amicizia disgiunto l'ossequio. Del resto, lieti ambidue di vivere insieme e tutti assorti nelle tenerezze di un fraterno colloquio.

Poco stante si fermarono, ed Ara rimase estatico a contemplarli. Vide allora l'un di essi recarsi tra mani un cavo strumento di legno, che portava ad armacollo, e dalle corde, tese sovr'esso, trar suoni con le agili dita. Era egli inganno dei sensi, o verità? I suoni della cetra giunsero distintamente all'orecchio di Ara.

— Sandi! oh, Sandi! — gridò egli commosso.

E gli parve allora di non essere più al suo luogo, spettatore lontano di quella scena del suo dolce passato. Si sentì, in quella vece, si vide vicino all'amico, e immedesimato con quel biondo adolescente che sedeva sulle molli erbe del prato, al fianco di Sandi, in atto di pendere dal suo labbro e dal fremito delle corde canore.

— Prosegui! — diceva egli con amorosa sollecitudine al compagno. — Grato m'è il suono della cetra e più grato il suono della tua voce. —

Ma Sandi aveva cessato; il suo strumento giaceva a terra colle corde spezzate.

— No; — rispose egli all'amico. — La mia cetra non ha più suoni; nè più ha canzoni il mio labbro. Non vedi? Son morto. —

E allora il re d'Armenia si fece a contemplarlo, e un senso di raccapriccio gli corse per l'ossa. Sandi, il suo Sandi, non era più il baldo, sorridente e roseo garzone, ch'egli aveva conosciuto ed amato. La faccia aveva livida e gonfia; le membra, siccome apparivano dalle lacere e lorde vesti, ammaccate e sanguinolenti. Nelle peste occhiaie si sprofondavano le pupille smorte sotto le palpebre semichiuse; i capegli, già sì neri e lucenti, si vedevano rappresi alle tempie, stillavano acqua limacciosa lunghesso il tumido collo. Era il cadavere di un annegato, e, orribile a vedersi, più orribile ad udirsi, il cadavere parlante!

— O Sandi! — gridò il re d'Armenia atterrito; — Sandi, mio dolce amico, che è ciò?

— Ella mi ha ucciso; — rispose Sandi, con voce cavernosa.