Il re d'Armenia lo guardò trasognato. Ma Bared non volgeva gli occhi su lui.

— Che cosa? — domandò allora il re.

— Il corteo, mio dolce signore; — rispose Bared, inchinandosi. — I cavalli sono in ordinanza sulla via e i cavalieri fermi in arcione. I cammelli, coi bagaglioni son già da un'ora in cammino.

— E.... — balbettò Ara, stupefatto, — perchè tutto ciò?

— Ma... — soggiunse umilmente quell'altro; — non sei tu sceso stanotte al mio capezzale, per comandarmelo?

— Io?

— Sì, mio signore. Invero, tu mi parevi turbato oltremodo. «Suvvia, mi dicesti; svegliati, o Bared, e fa che tosto si alzino i nostri uomini. Bisogna partire innanzi giorno; si torna in Armavir; tra un'ora ci metteremo in cammino.» Furono queste le tue parole; non le rammenti? Temendo di alcun triste caso che ti fosse intervenuto, ardii chiederti il perchè dell'improvvisa partenza, e tu non m'hai risposto verbo. Mi sono affrettato ad obbedirti, ed eccomi qua, pronto ai tuoi cenni. —

Il re d'Armenia stette alquanto sopra di sè, mentre Bared parlava, e richiamò alla mente smarrita tutte le confuse memorie di quell'orrida notte. Furono allora argomenti di tristezza ineffabile, paurose visioni, acutissime spine che gli si strinsero al cuore. Così la cerva trafelata, poichè vanamente ha tentato di sottrarsi allo stuolo de' cacciatori, s'arresta e vede d'ogni banda segugi in volta, cavalli accorrenti, ed archi tesi, che le fanno piover sopra un nembo di strali.

— Io non ho parlato a Bared; — pensava egli in cuor suo; — ma come potrebb'egli essersi ingannato a tal segno? Ah, certo egli è Sandi, che gli ha recato il provvido avviso. Il suo volere si compia! —

E balzò prontamente dal letto; indossò la tunica bigia, listata di rosso, che gli profferiva il suo fido; cinse la spada; imprigionò i capegli nella mitra di nera pelliccia, ornata al sommo da un mobil ciuffo di penne; si gittò il mantello sugli òmeri, e uscì e si affrettò per le scale, fino all'ingresso, dov'era il suo cavallo bardato. Tutto ciò senza far moto, con rapidità fulminea, con atti convulsi. Indi a pochi istanti era in arcioni e spingeva il generoso corsiero a galoppo; gli altri tutti dietro di lui, in ordinanza serrata, verso la porta settentrionale della città.