E s'inoltrava frattanto, mentre d'intorno a lui il frastuono cresceva, e liete torme di popolo sbucavano dal fondo, biancheggiavano nella vasta ombra de' platani, si lumeggiavano alla spera dell'astro notturno, e, a mala pena guardando la tacita cavalcata, voltavano per certi sentieri a manca dei sopravvegnenti, sparivano e riapparivano tra il folto d'una selva vicina, donde, insieme con le fragranze dei cedri e dei gelsomini, veniano sprazzi di luce e buffi di festose armonie.
Bared, che, dopo l'entrata d'Imgur Bel, aveva affrettato il passo del suo destriero e cavalcava a paro col re, per esser più pronto a' suoi cenni, ruppe timidamente il silenzio.
— Non pare a te, mio signore, il grato suono del cembalo?
— Sì; — rispose il principe, crollando mestamente il capo; — Sandi era valente per cavarne i suoni più dolci, e la sua voce più soave ancora, quando egli cantava le sue belle canzoni. —
Bared, fatto peritoso, non soggiunse più motto. Ma il principe, quasi volesse discacciare il triste ricordo, si volse al condottiero babilonese, che gli venìa da diritta, e gli chiese nella lingua di Sennaar:
— Amico, che suoni son questi?
— Siamo oggi al plenilunio, — rispose l'altro sollecito, — e si festeggia Militta Zarpanit, la dea della gioventù, della bellezza e dell'amore, la consolatrice dei cuori, anima e vita della feconda natura.
— Lieta è Babilonia! — esclamò Ara pensoso.
— Sì, lieta; — ripigliò l'uffiziale, — e tu giungi in buon punto, o possente signore. Il tuo volto, splendido come quello di Nergal, l'astro della luce rossiccia, farà palpitare il cuore delle vezzose figlie di Babilu. —
Un placido sorriso sfiorò le labbra del principe. La bellezza, virtù del corpo, come la virtù, bellezza dell'anima, non è mai insensibile alla lode.