— Gli eunuchi che vegliavano nell'anticamera non lo hanno veduto uscire; — rispose Hurki, in atto di rispettoso diniego.
— Che narri tu ora? — domandò la regina. — E come non sarebbe egli più nelle sue stanze?
— Così è, mia clemente signora, sebbene io non giunga ad intenderlo; gli eunuchi giurano...
— Vengano essi! — interruppe la regina, che già più non sapea contenersi.
Hurki si ritirò, inchinandosi, mentr'ella, balzata dal trono, misurava a passi concitati il pavimento intarsiato della sua camera.
Poco stante, i quattro eunuchi, che erano rimasti a guardia dell'appartamento dell'ospite nelle due vigilie della notte, e gli altri due che avean dato ad essi la muta nelle prime ore del mattino, comparvero al cospetto di Semiramide e si buttarono tremanti a' suoi piedi.
— Il re d'Armenia? — chiese ella con voce asciutta e piglio imperioso.
— Possente regina, vivi in perpetuo! Abbiamo vigilato tutta la notte, nelle ore a ciascheduno assegnate; nè alcuno di noi vide uscire dalle sue stanze il regale tuo ospite. Per tutto il mattino l'ingresso restò chiuso del pari, nè ardimmo entrare non chiesti. Al cenno di Hurki ci siamo inoltrati poc'anzi: ma il re d'Armenia non era nel suo appartamento, e invano lo abbiamo cercato dovunque. Come ha egli potuto uscire non visto, se la porta è chiusa e le pareti intiere? Per fermo, o egli è esperto d'incantagioni, o Nisroc lo ha tratto a volo dal tetto sulle poderose sue ali.
— Ben piuttosto con le sue lo spirito negro del sonno vi ha chiuse le palpebre, servitori infedeli! E l'ospite nostro, uscendo dalle sue stanze, vi avrà veduti, giacenti a guisa di ebbri sul terreno.
— Possente signora...