— Non una parola di più! Hurki, sian posti sotto buona custodia i poco vigilanti tuoi uomini. S'indaghi il vero, e se eglino hanno mentito, siano gittati nella fossa dei leoni. Così voglio; andate! —
Esterrefatti, tremanti a verghe, si alzarono i tapini e uscirono in silenzio dal cospetto della regina.
Ella stette alquanto sopra di sè, mettendo lampi dagli occhi. Uscito! uscito, senza attendere un cenno di lei! Imperocchè, già non era da aggiustar fede alla favola degli eunuchi, nè il re d'Armenia avea potuto sparire dalle sue stanze per virtù di magiche parole. Uscito! e perchè, così dimenticando l'invito della donna amata? Amata! Ma poteva ella credersi tale tuttavia? L'uomo che doveva rimanere, ansioso, impaziente, ma fermo, ad attendere la dolce chiamata, era uscito, in quella vece, sparito ad un tratto, forse da più ore, senza curarsi di lei, nè di ciò che la sua assenza avrebbe dato argomento a pensare. Che dire de' suoi diportamenti? Pazzo era, od ingrato?
E le ore scorrevano, e nessuna nuova si aveva di lui.
Come leonessa ferita si raccoglie a lambire le sue piaghe nel più profondo della macchia, ove forse morrà, e tratto tratto con lunghi ruggiti accusa l'acerbità dello strazio, minacciando aspre vendette a chi ardisse incauto avvicinarsi al suo covo, così la regina si chiuse nelle sue stanze, per divorare non vista il suo dolore e la vergogna dell'oltraggio patito. Lo scoppio dell'ira non avea a farsi aspettare più molto.
Un'ora dopo, Ninia chiedeva di vedere sua madre. Il regio adolescente solea presentarsi al cospetto di lei ogni giorno, ma soventi volte le cure del regno la distoglievano dal grato uffizio di trattenersi in affettuosi colloqui col suo diletto figliuolo. Egli, per altro, il giorno antecedente, non si era mostrato alla reggia, nè forse sarebbe andato così presto quel dì, se il savio maestro Zerduste, vedutolo di ritorno dai palmeti di Gomer, e udito di ciò che gli era accaduto per via, non gli avesse comandato di farlo.
Semiramide si ricompose all'aspetto del figlio e lo accolse con amorosa dolcezza.
— Che hai tu, madre mia? — le chiese egli, notando lo sforzo che ella faceva per mostrarglisi lieta.
— Nulla, mio Ninia; — gli rispose la povera donna pigliandolo affettuosamente per mano.
— Oh, no; tu soffri! — disse a lei di rimando l'adolescente. — Il tuo volto reca le traccie d'una cura profonda; le tue mani ardono come per febbre...