— La gran Semiramide, cui Nebo protegge, a cui Belo ha concessa la vittoria della spada e l'impero dello scettro sui potenti della terra.
— Che gli Dei le concedano lunghi giorni di vita. E che chiede essa da noi?
— Ragione della tua fuga; — rispose lo inviato. — Sceso in Babilonia a portarle tributo, accolto nella sua reggia con animo e pompa veramente ospitali, perchè sei tu uscito dalla città e dal reame, celatamente, a guisa di ladrone, e senza pur render grazie alla regina delle oneste accoglienze?
— Altero parli, — disse a lui di rimando il re, trattenendosi a stento, — più assai che a me non si convenga di udire.
— Così m'è stato ingiunto; — notò il babilonese, inchinandosi. — Pel mio labbro ti parla Semiramide, non io, oscuro soldato che la possente regina degli Accad ha scelto ad interprete de' suoi alti comandi.
— Sta bene; — soggiunse Ara concentrato. — E a donna non risponderò io come la giusta ira consiglia. Nè tutto dirò io ciò che penso; bada bene, non tutto! Ciò dunque rispondi alla signora degli Accad: il re d'Armenia non esser fuggito dalla sua presenza, bensì liberamente partito, come principe che aveva compiuto il debito suo. Più non aggiungo nè mi dorrà che sembri scortese atto a' suoi popoli, ciò ch'ella intenderà, se ben guarda, essere stato umano consiglio nel suo ospite d'un giorno. Ora, che altro mi dice ella per le tue labbra?
— Tu hai niegato il saluto al figlio di lei, nel quale t'abbattesti per via, fuor delle case di Lahiru; hai usato villania al principe Ninia, all'erede del trono di Nemrod, al futuro signore di tutte le genti, dimenticando che la montagna, come la pianura, è soggetta all'impero degli Accad.
— Ah, non sarà! — interruppe Ara, dando un sobbalzo, a quelle parole dell'inviato. — Regnino costoro su monti e piani, donde sorge e dove tramonta il sole; a me non si spetta di contenderlo. Ben so che i gioghi dell'Ararat sono e dureranno vergini di loro conquista, fino a tanto cingerà spada il figlio di Aràmo.
— Tu dunque nieghi ai re di Babilonia il tributo? — chiese il messaggiero. — E non lo avevi tu recato pur dianzi?
— Libero presente fu quello, e pegno di amicizia, tributo non già! — rispose Ara sollecito. — Rammenti tu le mie parole, alle porte di Babilu? — Nemici da prima e più e più volte alle prese, furono i padri nostri coi re della vasta pianura; amici noi, se tali ci accolgono: vassalli non mai!