— A quel di Peznuni, se non vi spiace, — rispose lo sconosciuto; — ma non senza aver fatto da prima una sosta alle tende di Aiotzor. —

Queste ultime parole soggiunse egli sorridendo, con un fil d'ironia, che pareva una rivinta sui loro sarcasmi.

— E tu ardisci confessarlo! — gridarono allora gli arcieri. — Ma sai tu che cosa si spetti ai pellegrini della tua sorte?

— No, in verità, io non lo so; — diss'egli con accento di candore.

— Odilo dunque; si cavano loro gli occhi che hanno voluto veder troppo, si mozzano loro i piedi che hanno tentato di farsi troppo oltre, e con le mani legate dietro le spalle a guisa di vili malfattori, si lasciano sui campi, alla sferza del sole, in pascolo agl'insetti, agli sciacalli, agli uccelli di rapina.

— Questa è giustizia per gli spioni, — rispose lo sconosciuto, senza punto mostrarsi turbato; — ma io non sono uno spione, e nemmeno, a dir vero, un pellegrino dei soliti... quantunque per giunger fin qua, io abbia dovuto mentirne le spoglie.

— La tua schiettezza si piglia giuoco di noi! — gridarono stizziti gli arcieri. — Ma il tuo caso è grave; non vieni tu dal campo di Assur?

— Per l'appunto.

— Sta bene, e noi ti condurremo in vista delle tende di Aiotzor, dove egli ha da esser domani un mal giorno per te.

— Sì, conducetemi pure laggiù; — ripigliò il pellegrino. — Non vi ho io detto che quella era meta del mio viaggio? Ara il bello, che i santi Numi proteggono, sperderà i vostri negri pronostici.