Il pellegrino non pose mente a cotesto, abbagliato com'era da tutto quel tramestio d'armi e d'armati, e sovra pensiero per l'imminente sua introduzione al cospetto di Ara. Diffatti, a mala pena gli uomini della scorta ebbero detta agli ufficiali la cagione della loro venuta, uno di costoro entrò nella tenda, e tornò poco stante, annunziando al pellegrino che il re consentiva a vederlo.
Ara il bello! ahi quanto mutato da quel di prima! Il dolore aveva sfiorata la morbida guancia; l'interno struggimento gli si leggeva nella fronte corrugata e nel torbido lume degli occhi.
Vide egli il pellegrino e n'ebbe un soprassalto al cuore. Tosto congedò Vasdag, il savio principe di Tarbazu, ch'era presso di lui, e accostatosi al nuovo venuto, con voce sommessa ma con accento concitato, gli disse:
— Santo vegliardo, tu qui?
— Io, sì; — rispose il pellegrino; — ed ho posta a repentaglio la vita, per giungere fino a te, recarti una nuova e darti un consiglio.
— Parla! — disse a lui di rimando il re. — Ciò che viene dalle tue labbra è triste, ma vero. E se gli è un altro dolore che tu mi rechi, sii ringraziato del pari. —
Profferite queste parole, con accento malinconico, ma con piglio veramente regale, Ara additò al vecchio uno sgabello vicino al suo, invitandolo a riposarsi. Il vecchio gli volse uno sguardo lungo ed intenso, donde trasparivano insieme affetto e tristezza, fors'anche rimorso; indi, ubbidiente, s'assise.
— Necessario è talvolta recar dolore altrui; — rispose egli poscia. — Non siamo noi sempre arbitri degli atti nostri e delle nostre parole; gli Iddii ci guidano il braccio e c'inspirano il labbro, quando a sanare, quando a ferire. Fu voler loro che per noi ti apparisse la dolorosa verità; io stesso, umile strumento in mano dei santi Numi, fui primo a sentirne rammarico. Odimi ora; ciò che m'era dato di fare per utile tuo, la mia presenza tel dica. Lieta novella io ti porto. La superba donna che ha poste le sue tende in Assur, pronta a rovesciare su te l'impeto delle sue fortissime schiere, sta per vedere domato il suo orgoglio feroce.
— Che dici tu mai?
— Ier l'altro, — ripigliò gravemente il vecchio, — ier l'altro, sesto giorno del mese di Tana, detto da voi Garmapada, la rivolta è scoppiata in Babilonia. Oggi, forse, tutto il paese di Sennaar ha già innalzato lo stendardo della ribellione; il trionfo delle nazioni soggette è vicino.