— Qui, sulle colline di Ajotzor, dove il gran progenitore della mia stirpe sgominò le forze di Nemrod.

— Troppo è vicino il luogo al passo di Lukdi. E non temi che, mentre sarà impegnata la mischia, nuove schiere possano giungere in breve ora dal piano?

— Vengano; alla spartita le affronteremo. Oltre a quaranta migliaia di nemici non possono liberamente muoversi in questa valle che noi difendiamo.

— Intendo; ma pensi tu ai danni d'una prima e grossa battaglia perduta?

— In pugno di Zervane è il destino.

— Sì, ma Zervane dà la vittoria ai prudenti. Montuosa contrada è l'Armenia, e ad ogni piè sospinto t'è dato di avere una nuova Ajotzor. Non potrai tu tirar dentro il nemico, costringerlo a chiudersi, a frastagliarsi in queste convalli, temporeggiare, molestarlo dai greppi, predare le sue salmerie, rifinirlo insomma, e attenderlo poscia, stremato di forze, di là dal salso lago di Van, presso la tua munita Armavir? E pensa che neppure ti bisognerebbe giungere a quest'ultima prova; imperocchè tra pochi giorni Semiramide udrà l'annunzio della rivolta scoppiata in Babilonia e in pari tempo le verranno meno le vettovaglie bisognevoli a sfamare un così numeroso esercito. Ella in paese nemico, e intorno a lei spopolato, col malcontento e la costernazione tra' suoi, si vedrà costretta a rifar la sua via. E tu allora a piombarle sopra improvviso, da qual parte ti piaccia, o far pace onorevole.

— Buono è il consiglio; — disse Ara, dopo alcuni istanti di pausa. — Ma pace io non spero, nè fuggire saprei. Il tuo disegno fu già nella mente di Vasdag, il savio principe di Tarbazu, che è il primo de' miei consiglieri; ma egli stesso ne ha abbandonato il pensiero.

— Egli non poteva sapere della rivolta di Babilonia; — entrò sollecito a dire Sumàti; — e questo evento....

— Sì, intendo ciò che vuoi dirmi; — interruppe il re; — ma questo luogo è fatale. I sacri platani di Peznuni hanno dato il responso, «È in Ajotzor la tomba dei Babilonesi.»

— Ambigui troppo, gli oracoli! — notò brevemente Sumàti.