Sorgete Italiani

A vita novella;

D’Alberto la stella

Risplende nel ciel.

La prima idea era d’incominciarla noi, la dimostrazione, voltando a sinistra verso il Molo, e andando per le calate del porto fino a piazza di Càneva. Ma io ebbi il torto di lasciarmi tirare a destra, sulla passeggiata, per giuocare da capo ai puntoni. Prevalevano gl’istinti guerrieri, quel giorno. E poi, stanchi di fare ai puntoni, accettammo l’idea di andare nei fossi della Fortezza, per giuocare a rimpiattino, alla barra, al tabarro. Eravamo nel più bello delle nostre prodezze, quando fu dato il segno d’allarme. Lassù, dall’orlo dello spalto, si affacciava il cappello del padre prefetto; solita e molesta apparizione per tutti coloro che avevano salata la scuola.

— Che cosa vuole, il padre prefetto, quest’oggi? — domandarono a me i compagni di giuoco. — Non glielo avevi detto tu, che si faceva vacanza?

— Gliel ho detto, sì.

— E allora perchè vien qua, minacciando con la mano? Senti, ci chiama anche.

— Ma.... che ne so io?

— Avrà cambiato opinione; — disse un altro.