— Gli parlo io, non dubitare; — disse il vecchio maestro al suo giovane violoncello. — È un brav’uomo, mi vuol bene, mi sentirà; te lo cambio da così a così. —
E faceva l’atto, con la mano, di rivoltare una cosa, come fosse una frittata. Luigi Venzano credette d’impazzir dalla gioia.
Il maestro Serra andò dall’amico quel medesimo giorno, e parlò, fu eloquente nel tesser le lodi del giovane. Sì, buon Dio, qualche ragazzata; ma chi non ne ha fatte, a vent’anni? Del resto, un buon figliuolo, onesto nell’anima, di cuore eccellente; d’ingegno, poi, d’ingegno ne aveva a bizzeffe. Non era ancora abbastanza conosciuto; ma, infine, era un artista nato, aveva buona volontà, si sarebbe fatto un nome e uno stato.
Il vecchio ascoltava; si sentiva scosso; ma voleva arrendersi a modo suo, con l’onore delle armi.
— Sì, tutto bene; — rispose. — Ciò vuol dire che se voi aveste una figliuola, gliela dareste?
— Io! — gridò sconcertato il maestro Serra. — neanche per sogno. —
Così avvenne che Luigi Venzano rimanesse scapolo fino al 21 gennaio 1878, il giorno e l’anno della sua morte.
Gaio, gentile e sempre giovane Venzano, ho già ricordato il tuo valzer cantabile, dedicato «in pectore» ad una gentile artista, Elisa Gassier, che ne fu la prima e valentissima interpetre sulla scena del Carlo Felice. Questo valzer ha avuto una coda, e questa coda non dev’essere perduta per le nuove generazioni. Ma innanzi di parlarne, bisognerà mettere in scena il poeta.
Domenico Bancalari, di Chiavari, dove era nato nel 1808 e dove aveva fatto ottimi studi letterarii, era venuto assai giovane a metter dimora a Genova, seguendo così il vecchio costume di tanti suoi conterranei. Lontani diciotto miglia a levante dalla metropoli, i Chiavaresi si sentono assai più genovesi degli abitanti di Cogoleto, che ne sono distanti assai meno, a ponente. Il fatto morale ha la sua ragione storica evidentissima nella stessa fondazione di Chiavari per opera della Repubblica Genovese; laonde la vita di Chiavari, dal 1167 in poi, s’intreccia talmente con quella di Genova che noi vediamo nel corso di sette secoli intere famiglie tramutarsi dall’una all’altra città, andando e venendo, a guisa di spole: in mano al tessitore divino, bisognerebbe soggiungere, per far la metafora compiuta.
Ma i Chiavaresi, ordinariamente, portano a Genova un tributo di operosità marinara e commerciale, Domenico Bancalari non portava altro con sè che un tributo di attitudini poetiche: magra scorta davvero, per venirci a fare fortuna. Ci fosse stata almeno la speranza della gloria! Ci sono anime ingenue che sanno contentarsene. Ma i tempi di Domenico Bancalari non erano da felici ardimenti, neanche in poesia; ed egli giungeva col suo bagaglio poetico a Genova, quando ne scappava Felice Romani col suo. Al nostro vecchio amico fu già grande fortuna poter dimostrare il proprio ingegno in un dramma lirico, «Virginia», musicato, se ben ricordo, dal Nini. La «Virginia» non gli fruttò quattrini; ebbe per effetto di accostarlo al teatro Carlo Felice, ov’ebbe titolo di «poeta». Era il caso più che mai, di scrivere per la scena lirica italiana. Infatti, seguì con un «Hernani», che, posto in musica dal Mazzuccato, non ebbe fortuna, e un «Malek Adel», vestito di note da un musicista dilettante, il principe Poniatowski. Il Bancalari meditò poscia un «Cromwell»; ma il suo melodramma, trattato con una larghezza di colorito onde aveva l’esempio nel dramma omonimo di Vittor Hugo, restò in mente del poeta, se pure non è più esatto il dire che restò in mente Dei. Il poeta si era dato in quel mezzo all’insegnamento, e al più penoso degli insegnamenti, che è l’insegnamento privato. Penoso per la materialità della cosa, s’intende, e per averne egli soverchiamente occupato l’orario quotidiano: nel fatto egli aveva conforto dalla scolaresca più graziosa che si potesse immaginare. Le belle Genovesi, che furono giovinette tra il ’40 e il ’78, e che non andarono in conservatorio a farsi inghebbiare la dolce arte del dire dalle monache, sono state quasi tutte scolare di Domenico Bancalari, per la storia, la lingua, e la letteratura italiana.