— Anche due, — rispose il poeta, — purchè si tratti di cosa che io possa fare. Capirai che se fossero quattrini....
— Potrai certamente; — ripigliò il musicista, lasciando cadere un discorso che sarebbe stato inutile proseguire. — Chiedo il piacere alla tua fantasia di poeta.
— Ahi! si mette male; — disse l’altro, che a quell’uffizio era pigro. — Sai che ci ho fatta la ruggine?
— Ti prego, non mi dir di no. Due versi per metterli in musica. —
E qui il musicista narrò partitamente all’amico qual fosse il suo bisogno, a chi fosse destinato il componimento, e come fosse necessario far presto.
Quell’altro non voleva saperne. Versi a lui, al poeta del teatro? Era come domandargli mille lire in imprestito. Nicchiò, si provò a ricusare, gridando di non voler essere seccato; e frattanto con gli occhi smarriti andava guardandosi intorno, quasi cercando qualcheduno che potesse e volesse liberarlo da quel passo difficile.
Ma il musicista incalzava. Si era messo tra lui ed ogni via di salvezza; lo stringeva tra l’uscio e il muro, o per dire più esattamente, tra la prima quinta di sinistra e il gran pilastro della bocca d’opera. Il Venzano, finalmente, era un amico, il migliore degli amici, e chiedeva per la prima volta un servizio al poeta. Ma il bisogno dei versi era poi così urgente? Se almeno si fosse potuto rimandar la faccenda al giorno seguente! No, no, quella sera, per l’appunto quella sera. Il musicista era in vena; quella sera, appena finita la prova, contava di andarsene difilato a casa, di mettersi al piano, di trovare la melodia. Domenico Bancalari fece tutte le smorfie di Proteo, il dio dei pesci, costretto a dare il suo responso al disgraziato marito di Elena. Voleva guizzar di mano all’avversario; ma non c’era verso; quell’altro lo teneva più stretto che mai.
— Ebbene, sia; — diss’egli, facendo di necessità virtù. — Infine, capisco, l’amicizia ha i suoi diritti. Sarai contentato, barbaro uomo.
— Oh bravo! — gridò il musicista, levando le palme. — Credi che mi fai proprio una grazia, e mi togli da un grande impiccio. A te, del resto, che cosa costano due versi? Il tempo di scriverli.
— E di pensarli; — replicò il poeta, rabbruscandosi. — Credi proprio che sia come aprire la bocca e lasciar correre il fiato? Ma sia, ho promesso; ed eccomi a servirti, qui sui due piedi. —