— Ma sì, — mi diceva, — non ti pare? Avevo detto tutto quel che c’era da dine: Non una parola di più, non una di meno, è il sommo dell’arte. —
Anch’io, senza sperar di raggiungere in ciò il sommo dell’arte, vorrei non dir più del bisogno. Ma direi certamente di meno, se non ricordassi che il mio povero amico mi ha ricordato nel suo testamento; l’unico testamento, ahimè, in cui sarà stato scritto il mio nome.
Da qualche tempo non ci si ritrovava più che di rado. Con la morte del Mariani, avvenuta nel 1873, la società degli «amichi» si era quasi dispersa. Vedevo il mio Bancalari ad intervalli, ordinariamente di mattina, andando egli a qualche lezione, ed io all’ufficio del giornale. — Ti ho pagato il tributo! — mi gridava egli dall’opposto marciapiede di via Sellai, o di via Carlo Felice, agitando il foglio che aveva tra mani. — Grazie! tu sei la perla dei contribuenti; — rispondevo. E ognuno di noi tirava dritto per la sua strada.
A mezzo il giugno del 1879 ammalò, ed io non seppi nulla. La malattia fu breve. Il 21 giugno venne da me il commendatore Paolo Papa, farmacista in piazza del Palazzo Ducale, egregio cittadino e mio compagno d’armi.
— Il povero Bancalari, — mi diss’egli, con le lagrime agli occhi, — è morto.
— Che? come?... — gridai.
Ed anche a me si velarono gli occhi. Domenico Bancalari era uno di quegli amici che si possono materialmente trascurare per giorni e settimane, senza che essi siano perciò meno presenti al nostro spirito, o meno cari al nostro cuore.
— Sì, questa mattina; — mi rispose Paolo Papa. — Ed ecco il suo testamento. —
Il testamento era breve; Domenico Bancalari lo aveva scritto di suo pugno, in un foglietto di carta, a matita, come i due versi ad Elisa. Lasciava poco, l’amico mio, perchè poco aveva messo da parte. Tra i paragrafi del malinconico documento c’era questo, che risguardava la mia povera persona:
«All’amico Anton Giulio Barrili lascio la Storia della Letteratura Italiana di P. L. Ginguené, in dodici volumi. Credo che egli non possieda quest’opera, perchè un giorno me ne ha chiesto un volume in imprestito. La tenga, ad ogni modo, per ricordanza del suo vecchio amico».