— Nel salottino.

— Bene, ora vengo. Ma no, — soggiunsi, pentendomi subito. — Se è un amico, puoi farlo entrar qua. —

E dentro di me soggiungevo:

— Non troverà una sedia libera, e capirà, vedendomi a tavolino, che non posso esser seccato con lunghi discorsi. Perchè io li conosco, questi messeri che hanno da incomodare soltanto per pochi minuti. Date loro un dito e vi pigliano la mano; una mano, e vi pigliano il braccio. —

L’amico entrò. Non lo conoscevo neanche per prossimo. Era un signore alto e grosso, dalle spalle quadre, con una gran faccia larga e carnosa, senza peli alle labbra ed al mento, ma con due ventole lunghe e nere come l’ebano, in mezzo alle quali si dilatava un bel naso, la cui punta appariva filettata di vasi sanguigni. La fronte era bassa, ma prendeva una certa dignità dal cranio nitido e lustro come una palla di biliardo. Gli occhi erano piccini, ma lucenti di malizia, sotto due sopracciglia folte, ispide e pronte alla difesa. Il personaggio vestiva signorilmente, con eleganza forestiera, e portava bottoni di brillanti al petto della camicia. Probabilmente ne aveva anche ai polsini; a buon conto, ne osservai uno, senza volerlo, che luccicava al quarto dito della mano destra; un solitario che così ad occhio e croce poteva essere stimato a diecimila lire. S’intende che non ebbi modo di far subito il conto; dovevo guardare in faccia il personaggio, e guardandolo non venivo a capo d’indovinare chi fosse.

Mi alzai, facendo di necessità virtù, e levai tre grossi volumi di sopra una seggiola, con intenzione di offrirgliela. Capirete, non si può far tutto ciò che si pensa.

— Prego.... — dicevo frattanto. — In che posso servirla?

Quell’altro mi guardava sorridendo, e ad ogni tratto ammiccando, socchiudendo gli occhi, spalancandoli, come se volesse vedermi bene, contemplarmi in più modi. Ma quella mimica non poteva durare eternamente; ed egli, come Dio volle, la smise.

— Sei tu, non è vero? — incominciò. — Ma sì, ma sì, sei mutato di poco. Ingrassato, per altro!

— E tu, caro, non canzoni; — gli risposi io, abbastanza, seccato. — Sei ingrassato tanto, che non ti riconosco affatto, e ti prego di dirmi il tuo riverito nome.