— Ti ho detto che ne ho vedute di tutti i colori. Da principio sguattero d’osteria, poi soldato, disertore, saladero, minatore, almacinero, di tutto un po’, salvo il briccone. In capo a cinque anni la mia sorte cangiò; riuscii a mettere insieme un migliaio di patagoni. Era il difficile. Con quelli, entrai compagno d’un accorto connazionale; s’impiantò una pulperìa, che rimase poi a me tutta intiera. Vendevo di tutto, vino, olio, formaggio, salumi, cerini, refe, bottoni, calze, camicie, abiti fatti, stoviglie, tabacco, lucido da scarpe, penne, inchiostro, carta da scrivere, e via discorrendo. Così ho lavorato dieci anni; prosperando il commercio, ho messo di costa una somma discreta, con la quale mi sono buttato negli affari, comprando terreni, vendendone, e da ultimo facendo il banchiere. Così in venticinque anni di lavoro mentale (ridi, eh?) son venuto in capo di mettere insieme.... indovina un po’ quello che ho guadagnato?

— Cinquecento mila lire?

— Avanti!

— Ottocento mila?

— Avanti ancora!

— Caro, nei grandi numeri mi ci trovo male. Dimmi tu quello che porti in Europa.

— Eh, non porto mica tutto; — rispose l’amico Bastiano, traendo un sospiro. — Ci ho i terreni di Buenos-Aires, che ora non si vendono; e ne ho per due milioni al sole. Un milione l’ho poi alla Banca Argentina; ma per ora non mi conviene di ritirarlo.

— Sicchè?

— Sicchè, devo contentarmi dei cinque che ho portati a salvamento; tre alla Banca di Francia; due qui in Genova, tra la Banca Nazionale e la Cassa di sconto.

— I miei complimenti. E tutto ciò senza scrivere!