— Oh, per questo, che necessità? Gli affari non domandano mica di sapere il latino, e di conoscere la prosodìa.
— Dici benissimo, amico Bastiano: e Dio benedica tutti coloro che non l’hanno studiata.
— Ma sì! ma sì! — conchiuse l’amico Bastiano, ridendo a crepapelle. — Ora veniamo a noi. Con tutto quello che possiedo non ho ragione di chiamarmi contento. Ti parrà strano, ma è così; non sono contento, e non è contenta neanche la mia signora. C’è quel nostro figliuolo! unico, bada, unico! Figùrati che s’è messo in testa di rimanere un asino come suo padre. In America, passi; non c’era un collegio adatto. Laggiù, quando si è ricchi e si hanno figliuoli, si mandano a studiare in Europa. Andiamo in Europa, diss’io; lo metteremo a studiare in un buon collegio, e ne faranno un dottore, come vuole sua madre. Siamo venuti in Europa: mia moglie voleva passare una stagione a Parigi, e fu quella una buona occasione per collocarlo in una pensione laggiù, restandogli vicini, per invigilarlo un poco. Ma s’è dovuto levarlo di là, dove non imparava nulla, e dove, dopo tutto, lui, figlio di padre italiano, non era neanche conveniente che facesse gli studi classici. Dico bene? Si venne in Italia: si collocò il ragazzo a Torino, in quel Collegio Internazionale, che ha buona fama anche laggiù in America. Orbene? Non passa un mese, e a Berlino, dov’ero andato con la mia signora, ricevo una lettera che mi dice: «Caro signor Bastiano, il vostro signor figliuolo non vuol saperne di studio; è un refrattario; potete venire a riprenderlo». Immagina il dispiacere di mia moglie. Si scende a Torino, si ripiglia il ragazzo, e si porta a Vienna, per vedere di ammansarlo, di persuaderlo durante il viaggio. Pare pentito; dice che studierà; ma dice ancora che di collegio non vuol saperne a nessun patto. Bisognerebbe che qualche persona dotta lo prendesse con sè, per fargli da maestro e da padre. Non si baderà a spese, mi capisci? Ci vada quel che deve andarci; purchè se ne ottenga qualche cosa, purchè non rimanga un ignorante, e non faccia arrossire sua madre. Quanto a me, ci avrei fatto il callo; — soggiunse modestamente l’amico Bastiano. — Or dunque, eccoti qua il caso nostro. Siamo venuti a Genova, ed alloggiamo all’«Hôtel du Parc». Vieni a colazione da noi, «es regular». Ti presenterò a mia moglie. Le ho parlato tante volte di te! È una donna superiore. È anzi lei stessa che mi ha detto: va da quel tuo compagno d’infanzia; egli potrà darti un consiglio. Capirai; vorremmo che studiasse bene, poichè finalmente si decide ad entrare in una pensione. Non oso dire a te.... Nella tua alta posizione, certamente.... —
Io lasciai passare le due sospensioni senza fiatare, come in una giornata di vento il pellegrino lascia passare due raffiche, continuando a capo chino la sua strada.
— Ma tu, almeno, conoscerai, saprai quel che occorre al nostro bisogno. Vedrai, del resto, il ragazzo: non è cattivo, dopo tutto; è solamente un po’ sventato. Con la tua eloquenza, col tuo esempio, son certo che si persuaderà. Una buona paternale che tu gli faccia....
— Vuoi un parere? — interruppi.
— Ero venuto per questo.
— Ebbene, fa una cosa. Lascia stare la mia eloquenza, che non c’è; metti da banda il mio esempio, che non serve; prendi il tuo rampollo a quattr’occhi, e parlagli fuori dei denti, così: «Ah, non vuoi studiare, assassino? Ebbene, ti metterò nel commercio; là non ne avrai bisogno; guadagnerai, cane, guadagnerai quattrini a palate. Andrai magari in America, come c’è andato tuo padre; farai tutti i mestieri, combatterai onestamente ma virilmente le battaglie della vita; giungerai alla fortuna, prenderai moglie, avrai figliuoli anche tu; e se non vorranno studiare, se il latino allegherà loro i denti, se lo scrivere scorticherà loro le dita, andrai per consiglio da un amico, anche tu. Intanto si passa il tempo, ed una occupazione val l’altra». Perchè, vedi, amico Bastiano. Tu hai tre milioni in America e cinque in Europa. Io ne ho più di te, ma tutti in testa. Faresti a barattare? Io credo di no. Se tu avessi studiato come me, amico Bastiano, saresti l’autore di cinquantadue volumi, da far dormire cinquantadue generazioni di altri Bastiani; saresti un dottore, e tutto quell’altro che ti parrà di vedere in me; ma saresti anche un bello scampolo di disperato. Non hai voluto studiare, per tua fortuna; e torni da Parigi, da Berlino, da Vienna, potendo anche rimetterti in cammino, e andare a Pietroburgo, a Mosca, a Stoccolma. Io, frattanto, non posso neanche venire a colazione da te.
— O come? perchè?
— Perchè fra mezz’ora debbo prendere il tramvai, e andare a far lezione, ad insegnare a trenta o quaranta giovanotti il poco che so; e mi daranno in fin di mese novantasette lire e ventiquattro centesimi.