— No, signor Segni, — balbettai, — mia madre....

— Ebbene, che cosa vuole tua madre?

— Che lei venga a far Natale da noi. Si pranza al tocco, sa?

— Ma io....

— Badi, l’aspettano. Io ora debbo correre al porto, per avvisare il cugino Francesco.... il capitano del «Lazio»... Anche lui, qua di passaggio, è senza famiglia; fa Natale con noi. —

Il signor Segni voleva aggiungere qualche cosa; ma io gli guizzai dalle mani, per timore che mi dicesse ancora di no. Corsi al porto; montai a bordo del «Lazio»; feci l’imbasciata dei miei al cugino Francesco; trovai ancora il tempo d’inerpicarmi sulle sartie, facendomi abbaiare dietro dal cane di bordo e rincorrere dal nostromo fin sopra alla crocetta dell’albero di mezzana; dopo di che, ricevuto un amorevole scapaccione dal capitano e il biscotto dell’ospitalità dal dispensiere, balzai sulla calata, e due minuti dopo ero a casa.

— L’hai fatte le cose per bene? — domandò mia madre.

— Sì, e verranno tutti e due.

— Tutti e due? C’è qualcun altro, dei nostri parenti? Il Domenichino forse?

— No, nessun parente.