—Per ritornare alle navi, che diamine! Dove hai la testa? ai grilli?
—Eh! almeno a quelli del focolare;—rispose Damiano.
E si volse con aria dolente a guardare la sua bella interlocutrice, che era rimasta là, mezzo incantata a guardare i due figli del cielo.
—Abarima taorib,—disse Damiano,—vedi? questi è un mio amico, ma un amico crudele. Egli mi rapisce a te, soavissima fra tutte le pelli rosse. Ti prego, Cosma;—soggiunse egli, parlando all'amico, ma senza voltarsi a lui;—non mi fare il bello, ora, col pretesto d'esser biondo.
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—Ma che? sei matto?
—Perchè, vedi,—riprese Damiano,—questa volta sono innamorato a buono. Addio, Abarima taorib. Ada turey deve partire,—
Così dicendo, faceva il gesto dell'andare.
—Azatlan?—disse Abarima.
—Eh cara, non so che paese sia; ma il comando è di andare. Che fretta è mai quella del regio notaio? Va, te ne prego, Cosma, digli che vi raggiungo subito.