—Signor pilota!—diss'egli, riconoscendo Sancio Ruiz, e saltando subito in piedi, per non ricevere altre carezze.—Dormivo così bene!
—Ti credo, mio caro, ti credo. Ma chi dorme non piglia pesci. Vien qua, e stammi al timone, che vo' schiacciare un sonnellino ancor io.
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—Non piglierete pesci neanche voi;—mormorò il mozzo, vedendo che il pilota era di umor maneggevole.
—Ci vorrà pazienza, ragazzo. Non si può cantare e portar la croce. Animo, al timone; e fai bene attenzione. Il tuo rombo è quello: devi aver sempre quella punta a sinistra, due palmi di là dal pennone di maestra;—hai capito?
—Ho capito, signor pilota; buona notte!—
Sancio Ruiz si ravvoltolò nella sua gabbanella, e si sdraiò, in coperta, presso il capo di banda. Ma non ci dormiva così bene come il ragazzo; perciò, dopo essersi voltato e rivoltato parecchie volte, si alzò brontolando, e andò sotto coperta a trovare il suo rancio.
Quello che Sancio Ruiz commetteva era un grave mancamento. L'almirante aveva severamente: vietato che quando uno era alla guardia del timone, se ne allontanasse per alcuna ragione, lasciando ad altri l'uffizio. E più severamente aveva vietato che quell'uffizio fosse lasciato ai ragazzi, la cui poca esperienza era pari alla poca robustezza di braccio.
Dai canto loro, i marinai di guardia alla vela avevano detto:
—L'almirante è andato a dormire; lui, che non dorme mai, ha lasciato ad altri l'incarico di vegliare. Segno che non c'è niente da temere, stanotte. E difatti, il mare è cheto come l'olio. Questo po' di vento che soffia, stenta a far increspare le vele. Ecco là Sancio Ruiz che se ne va a dormire anche lui. Buona notte a tutti.—