Cristoforo Colombo e i suoi compagni della Santa Maria ebbero il tempo di scendere nei palischermi, e di ricoverarsi a bordo della Nina. Intanto era spuntato il giorno, e si conobbe che non era troppo lontana la costa. Qua e là si vedeva ribollire il mare intorno alle secche, o rompere il flutto a certi scogli che venivano quasi a fior d'acqua. La Nina si tenne prudentemente in fuori, governando contro la corrente traditora. Frattanto l'almirante, poichè ebbe meditato alquanto sulla triste condizione in cui era posto dalla scomparsa della Pinta e dal naufragio della Santa Maria, pensò di mandare a terra il palischermo, con Diego di Arana, capitano di giustizia dell'armata, e Pedro Gutierrez, credenziere del re, suo ragioniere generale. Essi erano incaricati di riferire al cacìco Guacanagari quello che era accaduto: come l'almirante, volendo mantener la promessa di andare a visitare nel suo porto il cacìco, avesse perduta la nave dirimpetto alla sua residenza, dando in una secca, una lega e mezzo discosto dal lido.

Spirava da terra una brezza leggiera. E temendo l'ammiraglio che non vi fosse in vicinanza qualche [pg!179] scoglio o banco di rena nascosto, rimase in panna fino a giorno ben chiaro.

Diego di Arana e Pietro Gutierrez, con due scudieri, un interpetre e sei marinai, andavano intanto verso la spiaggia. Apparivano tutti assai tristi; anche taluno che non aveva ragione di esserlo nello interno del cuore, lo era abbastanza nel volto. E il savio lettore intenderà facilmente di chi vogliamo parlare.

Smontati a terra, e lasciati quattro uomini alla guardia del palischermo, partirono gli altri sette per salire alla residenza del cacìco. Il villaggio di Guacanagari non si vedeva di laggiù; afferrato il colmo del poggio, i nostri ambasciatori lo scopersero, poco meno d'un miglio lontano.

Non era un gran tratto di strada; ma bastò perchè fossero veduti dal villaggio, annunziati al cacìco, il quale si mosse ad incontrarli fuori dell'abitato. Guacanagari, infatti, s'immaginava che tra quei viaggiatori fosse l'almirante in persona.

Come il cacìco ebbe saputo dalla bocca dell'interpetre ciò che era accaduto sulla costa, molto si addolorò, e gliene vennero anzi le lagrime agli occhi.

—E sono io la cagione di questa grave sciagura!—esclamò.—Dite al capo degli uomini bianchi che io non saprò mai consolarmene.—

Ma i pianti e le querele non aggiustavano nulla; ben altro occorreva, e Pietro Gutierrez lo fece dire al cacìco dall'interpetre Cusqueia.

—Amico degli uomini bianchi, le tue parole piacciono agli spiriti del cielo. Ma tu devi mostrare la tua amicizia, dando aiuto coi tuoi uomini e con le tue piroghe, affinchè tutto quanto si trova nella gran nave abbattuta, sia messo in salvo alla spiaggia.—

Così parlava l'interpetre, riferendo la domanda di [pg!180] Pietro Gutierrez. E il buon Guacanagari si mostrò sollecito a contentare gli uomini bianchi. Non piangeva più; gli occhi suoi mandarono lampi di allegrezza, al pensiero che egli avrebbe potuto in qualche modo esser utile ai navigatori stranieri, che per amor suo avevano patito un danno così grande.