—Ma voi non pensate al pericolo di dover combattere coi Caribi, gente feroce delle isole di mezzogiorno.

—Gente feroce che fa paura a Guacanagari, e al suo popolo pacifico;—rispose Damiano.—Contro i Caribi, se sono quei terribili pirati che ci ha descritti il cacìco, avremmo sempre gli archibugi e i cannoni della Santa Maria, che voi potreste lasciarci per nostra difesa.

—Sicuramente, e con munizioni sufficienti. Ma tutto ciò richiede un luogo adatto per la difesa.

—L'isola è vasta; il luogo si può trovare; le eminenze non mancano.

—Ci vorranno dei ripari.

—Si faranno. Abbiamo qui la caravella naufragata; [pg!199] si può fabbricarne una fortezza. Della chiglia, degli staminali e del bagli si può fare l'ossatura di una torre. Col fasciame si possono fare le pareti. E poi, dentro o fuori, si può aggiungere un impasto di argilla e di paglia, come fanno i nostri contadini, nelle gole dell'Apennino. Con uno scavo di pochi giorni si fa un argine ed un fosso, che giri tutto intorno alla fortezza. Quando il lavoro sia fatto, ci si starà dentro a meraviglia, e sicuri come in chiesa. Non lo credete, messere?

—Voi rispondete a tutte le obiezioni, Damiano. L'idea non mi dispiace; voglio pensarci. E quanti sareste, desiderosi di restare?

—Non saprei dirlo, ora. Ma così a occhio e croce, argomentando dai discorsi che ho sentiti, potete far conto sui due terzi della Santa Maria. Poi ci sarà da domandare a quelli della Nina, che non vorranno perder tutti la buona occasione di passare qualche mese a terra.

—Vedete un po'!—disse Cristoforo Colombo, ridendo.—Ed io che non osavo neanche vagheggiarlo nella mente, un disegno come questo!

—Vagheggiatelo, messere. Anzi, fate meglio, mandatelo tosto ad effetto. Non già per darvi consigli, che a voi non occorrono, ma per dirvi sinceramente quello che io penso, se fossi nei panni, vostri, metterei mano all'opera fin da domani mattina.—