—Ci sarà sempre la carnagione,—disse Cosma,—su cui le donne d'Europa potranno ricattarsi.
—Che carnagione!—gridò Damiano, facendo una spallucciata.—Quella di Abarima è più chiara, [pg!214] in Haiti, al paragone delle altre. In Europa sarebbe un tantino più carica, darebbe un po' più nel rosso, ecco tutto. E ti pare un difetto, quello? Il bianco, caro mio, ha un altro difetto, e molto più grave: ti gira troppo spesso nel pallido, nello smorto, nel giallo. Qui non ci sarebbe pericolo. Dunque, dico io, tanto di guadagnato, ad innamorarsi di una pelle rossa. E poi, pensa alle pèsche, alle belle pèsche duràcine della nostra dolce Liguria. È sempre piacevole il pensarci.... fuori di stagione; ti corre l'acquolina alla bocca, e dal palato ti sale alle nari una fragranza soavemente acuta, o acutamente soave, che ti fa raggrinzare il collo e stralunar gli occhi dall'eccesso del piacere. E queste, caro mio, sono le sensazioni che prova il tuo servo umilissimo, quando pensa alla figlia di Tolteomec, alla dolce, alla gustosa Abarima, alla pèsca di Haiti.
—Pèsca salvatica, Damiano, pèsca salvatica!
—Eh no, Cosma! Questi, se mai, sono selvaggi di un'indole strana. Hai veduto il gran logorare che fanno di erbe aromatiche? Ad ogni momento se ne strofinano le mani. Con certe erbucce fragranti, Abarima si rifà spesso anche la bocca, che non ne avrebbe bisogno. E fa inoltre il suo bagno, sai, quella Diana cacciatrice. Là, nella macchia, è una fontana, una vera conca di smeraldo, e in quell'acqua ella si tuffa ogni giorno. Me lo ha confessato ieri, quando usciva dalla macchia. Ed io ho pensato alla fontana di Valchiusa; ed ho ripetuti a me stesso quei bellissimi versi:
Chiare, fresche e dolci acque,
Ove le belle membra
Pose colei che sola a me par donna!
—Povera madonna Laura!—gridò Cosma, [pg!215] rabbrividendo.—Se lo spirito di messer Francesco ti sente, povero a te!
—Vorrai dire che mi manderà a graffiare dalla sua gatta? Io invece scommetterei che s'egli vivesse ancora e vedesse la figliuola di Tolteomec, si dimenticherebbe a volo della moglie di Ugo di Sade. Del resto,—soggiunse Damiano,—il valentuomo se n'era dimenticato più volte, quando era vivo. Ci sono delle storie, intorno a quel platonico amatore!...
—Senti!—interruppe Cosma.—Non mi guastare la immagine del Petrarca, neanche ad Haiti. La posterità vuol figure tutte d'un pezzo; e il simulacro non deve mostrare la saldatura nè la rappezzatura dell'artefice mal pratico. Sappiamo tutti che ogni metallo ha le sue scorie. Io, per esempio, studiando te, vedo bene dov'è la tua. E un giorno ti credevo più fedele a certe idee!...
—Delle quali, se mai, non avevo a star molto allegro!—esclamò Damiano, seccato.
—E neppur io;—disse Cosma.—Nondimeno, l'uomo ha da essere tutto d'un pezzo, come la statua di bronzo.