—Ma sai, Cosma, che è una pretensione strana, la tua! Non voglio! non voglio! Tu parli come se tu fossi il soldano d'Egitto, ed io il tuo umile schiavo.

—Come ti parrà meglio;—rispose Cosma, inflessibile;—ma io non voglio.

—E che diresti se io mi ribellassi?

—Mi dorrebbe all'anima, perchè dovrei.... usare la forza.

—La forza!—gridò Damiano.—La forza! Tu? con me? Vorrei veder questa!—

E si era piantato, così dicendo, davanti a Cosma, con le braccia al petto e i pugni chiusi, come un atleta conscio della virtù de' suoi muscoli, e pronto a farla sentire.

Cosma stette un istante a guardarlo; poi disse:

—Vedetelo, l'uomo antico, che scatta fuori dal nuovo. Mi hai provocato, Damiano; ho dovuto parlarti sinceramente. Che cosa sono queste tue smargiassate? questi atteggiamenti da lottatore? Perchè un giorno potevi uccidermi, e non lo hai fatto, credi tu di farmi l'uomo addosso, opponendo braccia a ragioni?—

Ma Damiano non lo ascoltava già più. Le prime parole di Cosma lo avevano colpito abbastanza.

—Che parli tu dell'uomo antico? che parli tu del passato?—proruppe.—È stata la forza delle cose; è stata la fortuna del momento. A quei giorni, a quelle miserie, io non ci penso neanche.