Cosma rimase pensieroso al suo posto. Come lo vide voltato e in atto di andarsene, tentennò malinconicamente la testa, e mormorò:

—Che peccato! un cuore così buono, e un cervello tanto balzano! Ma ti aggiusterò io, bambino, vedrai. E tu credi pure che io parlerò all'almirante—

[pg!223]

[Capitolo XIII.]

Come andò che Cosma si risolvesse ad imparare la lingua di Haiti.

Damiano si era allontanato dal castello di prora, dove aveva avuto quella lunga ed aspra conversazione col suo concittadino ed amico. Ed anzi, veduto che l'almirante era sceso poc'anzi a terra, non volle rimanere a bordo neppur lui. Chiamata una delle tante piroghe di naturali, che si aggiravano sempre intorno alla caravella, ci saltò dentro e si fece trasportare alla riva. Quelli erano giorni di gran libertà! fuori delle ore di servizio, ognuno faceva il comodo suo. Damiano, del resto, era tra quelli che più particolarmente si occupavano di provvedere a tutto il bisognevole per la costruzione della fortezza. Niente, adunque, era più naturale del vederlo ritornare alla riva.

—Vedete che follia!—andava egli borbottando tra sè, mentre gl'Indiani vogavano lesti con le loro pagaie.—Vuol parlare all'almirante! Ah, gli parlerò io prima di te, all'almirante. Ma perchè questo capriccio di farmi ritornare laggiù? Se ci vuole andar lui, buon padrone; io non vedo la necessità d'imitarlo. È un fatto, sì, che io m'infiammo facilmente. [pg!224] Devo averci dello zolfo, nelle vene. Ma finalmente, si vive una volta sola: e quando si ritrova la donna che piace più dell'altre, sia pure in un'isola dell'Oceano, come in una gola dei patrii monti, perchè non ci si fermerebbe, come ci si ferma alla prima frasca, che promette di darvi il migliore della cantina? L'amicizia! L'amicizia! una gran parola, ma vuota!—

Damiano tossì, come se non potesse mandarla giù, si rivoltò sul sedile di poppa, e ripigliò il suo monologo:

—Non dico che non abbia potuto essere in altri tempi una bella cosa. Fors'anche era più utile, allora. Due amici erano due forze alleate, contro il nemico. E in tempi barbari, di guerra continua, un aiuto scambievole s'intendeva benissimo. Uno teneva ritto lo scudo; l'altro tendeva l'arco e aggiustava la mira. Si veniva ai ferri corti? Quello che aveva spacciato prima il suo nemico, si voltava con un manrovescio addosso al nemico del suo compagno. Una mano lavava l'altra, e tutt'e due il viso. Ma ora?... Ora si combatte in ordine serrato: l'amico è quello di destra, è quello di sinistra, e l'uno e l'altro ci son dati dal caso. Tutti si combatte per la bandiera, e quando la bombarda ha mandato il suo lampo e il suo fumo dalla bocca, tu non puoi col tuo scudo riparare l'amico da una nespola tanto fatta, che manda in pezzi ogni cosa che incontra. L'amicizia è ancora un buon sentimento, di stima, di cortesia, che ci prende, a ragione o a torto, per una persona anzi che per un'altra. Questione di piacerti più o meno una figura, un atto, una parola. Ma perchè questo sentimento nasce facilmente in noi, facilmente si spegne. O se non si spegne, non è neanche troppo forte e profondo. Se è un sentimento forte, diventa esclusivo, e allora addio roba! [pg!225] è la padronanza di un uomo sull'altro. Ed io, perbacco, non sarò mai lo schiavo di nessuno. Amici, sì, per una buona stretta di mano, per darci aiuto all'occasione, per raccontarci, i nostri amori, i nostri sogni, le nostre malinconie; ma fermi lì, con le pretensioni bislacche, i voglio e i non voglio che fanno salire la mosca al naso!—

Il monologo finì, come potete immaginarvi, con l'arrivo della piroga alla spiaggia. Damiano balzò dalla piroga sul greto, e si avviò per la costiera al villaggio. Arrivato sulla gran piazza, non poteva trattenersi dal volgere un'occhiata ad una certa casa sulla sua sinistra; un'occhiata di saluto, di adorazione e di desiderio. Le mura che accolgono la donna amata sono sempre il centro dell'universo per noi. Questa è il cardine inconcusso d'ogni scienza, geografica, cosmografica, astronomica. I dotti che la pensano diversamente, sono pregati di andarsi a riporre.