Un colpettino leggero, ma pronto, come una zaffata di micio, colse Damiano sulla bocca protesa. Era uno scherzo, non prometteva più aspre difese, e Damiano lo ricevette con buona grazia da quella dolce manina.

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—Senti,—diss'egli, prendendo quella manina sotto il braccio e mettendosi in atto di passeggiare,—vorrei dirti una cosa importante. Tu sarai mia, non è vero? Tolteomec darà Abarima in moglie a Damiano?

—Damiano ada turey:—rispose Abarima.

—Si sottintende;—rispose Damiano;—ed è una condizione invidiabile, quella di figlio del cielo, a patto che mi faccia ottenere la figlia di Tolteomec. Sappi dunque, Abarima taorib.... Vogliono mandarmi in Europa, laggiù, laggiù, dall'altra parte del mare.—

Il gesto spiegava le parole che non erano riuscite abbastanza chiare alla bella selvaggia.

Azatlan!—esclamò ella, turbata.

—Eh! diciamo pure Azatlan. Ma non è per me come una casa del diavolo? Io dunque ti dicevo, Abarima, che i figli del cielo ritorneranno laggiù.... nel brutto paese! E vogliono, che Damiano li segua nel brutto paese.

—No, no!—diss'ella, stringendosi a lui; sbigottita.—Damiano restare in Haiti, casa Tolteomec.

—E sposo ad Abarima, non è vero?