—Sarò felicissimo di ascoltarvi;—disse l'almirante, sorridendo benignamente al suo concittadino.
E presolo per un braccio, lo condusse un po' più in là, dove non potessero i loro discorsi essere uditi dagli uomini che lavoravano all'argine.
—Sentiamo che cosa avete a dirmi;—incominciò, per dargli coraggio.
—Signore,—disse Damiano,—vi chiedo una grazia, che l'altro giorno mi avevate concessa.
—Se io ve l'ho concessa, perchè me la chiedete ancora? Sarà piuttosto il caso di rammentarmela, se mai l'avessi dimenticata.
—È giusto, perdonate. Ma sono tanto confuso! ed è così forte in me il desiderio di restare alla Spagnuola!
—Ah sì.... ricordo;—disse l'almirante;—nel presidio della fortezza, in questo principio di colonia cristiana. Ma siete voi proprio risoluto? Non è un capriccio passeggero? Son cose gravi, e bisogna pensarci due volte.
—Ci ho pensato, mio signore.
—Ed anche avete pensato che voi potreste restare lungamente senza alcuna novella di noi? Rimanere alla Spagnuola, ritornare in Ispagna, sono due partiti egualmente pericolosi. Se noi non potessimo recar nuove della nostra scoperta in Europa, che sarebbe di questa colonia? Certo, varrà sempre meglio,—disse l'almirante,—esser vivi e sani in quest'isola, che sepolti negli abissi dell'Atlantico. Ma un troppo lungo soggiorno qui, senza novelle di casa, e nella incertezza dolorosa di non averne mai, potrebbe anche farvi pentire di una risoluzione come questa che voi mi accennate.
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