—Le intendo, sì; ma gli è come se non le intendessi. Io amo restare a terra, per ora. Debbo io dirvi tutto, mio signore? Dopo aver corsa tant'acqua, non me la sento di correrne altrettanta. Quantunque Genovese, sono un marinaio.... d'acqua dolce.
—Eh via! non vi calunniate;—disse Cristoforo Colombo, sorridendo.—Vi ho veduto alla prova, ed eravate invece dei buoni. Certo,e questo io l'avevo subito indovinato, voi non siete uomo d'albero; ma per gentiluomo di poppa, o d'arrembata, andreste benissimo. Dio sa quanti dei vostri vecchi, messer Damiano, han comandato galere!—
A questo accenno non credette opportuno di rispondere quell'altro.
—Voi dunque intendete la ragionevolezza del mio desiderio;—diss'egli.—Ed ancora ammetterete che qualche persona di garbo, capace di stringere buone relazioni con questi naturali, possa giovare.
—Questo, poi, non solamente lo ammetto, ma lo desidero e lo spero. Una colonia come la nostra non potrebbe prosperare che a questi patti. Siamo venuti tra gente buona, degna di trovare amici e protettori, non padroni ed oppressori. Voi parlate secondo il mio pensiero, messer Damiano; ed io, non che concedervi di recare, mi rallegro che me lo abbiate domandato. È grazia che voi fate a me, non io a voi.—
Damiano non capiva in sè dalla gioia. Se non fece un salto davanti al suo grande concittadino, mettete pure che gliene mancasse il coraggio, perchè la voglia c'era tutta, e vivissima.
—Ed ora,—diss'egli dentro di sè,—mio caro [pg!233] Cosma, farai quel che ti pare; io non ho più paura di niente; sono ormeggiato in barba di micio.—
Quella notte, per cansare le occasioni di discorrere con l'amico, Damiano si fermò con la squadra degli uomini che dormivano a terra. S'intende che andò a dare nella sera una capatina alla casa di Tolteomec.
Il vecchio fratello di Guacanagari era seduto accanto all'uscio, in atto di prendere una boccata d'aria vespertina; ma nel fatto ne prendeva parecchie di fumo da una foglia aromatica che teneva arrotolata ed accesa fra i denti: la foglia che sapete, e per cui si era rivoltato, a Cuba, lo stomaco del nostro Damiano.
Salutato il suo futuro suocero, e accolto da lui con paterna amorevolezza, Damiano ricusò il tabacco di Tolteomec, ma accettò qualche goccia di un liquore che per ordine del vecchio gli era ministrato dalla leggiadra Abarima. E lì, seduto anch'egli sul limitare della casa, stette a prendere il fresco; da prima beandosi negli occhi d'indaco della fanciulla, poi, essendo sopraggiunta la notte, contentandosi di ammirare i contorni della sua graziosa persona. La scena era patriarcale; ma appunto perchè c'era il patriarca, e non accennava mai di andarsene, Damiano non fu contento della sua serata com'era stato contento della sua mattinata. Ed anche Abarima doveva sentire la differenza dal giorno chiaro alla sera, dalla fontana alla piazza, perchè era taciturna, ed appariva anche impacciata.