Parlava il vecchio, e per lei e per Damiano. E tra le molte cose che disse, ci fu l'invito al figlio del cielo di passar la notte nella sua casa.

—Una stoia non manca mai per il forestiero.—diss'egli.

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Damiano accettò con giubilo. In fin dei conti, il patriarca era un buon diavolo.

—Sii dunque il ben venuto;—soggiunse Tolteomec.—Noi faremo in modo che i tuoi sonni non siano molestati. Nella mia stessa camera ti sarà apprestata la stoia.—

A mala sorte buon viso, dice un proverbio. E Damiano, un po' seccato dalla troppa bontà dei patriarchi, doveva meditare quel proverbio per tutta la notte.

Il vecchio Tolteomec sarebbe stato un buon compagno di camera per un ammalato, ed anche per uno che soffrisse di nervi. Non russava, nè alto, nè basso, nè squillante, nè sordo; aveva il sonno leggero come i bambini lattanti. Ad ogni voltarsi di Damiano sulla stoia, si sentiva la sua voce sommessa che domandava dall'altro canto della stanza: «Che hai, figlio del cielo? Non puoi dormire? Vuoi tu qualche cosa? La mia casa è tua. Sia con te il grande Spirito; allontani il mal occhio da te» ed altre cosette ugualmente graziose, ugualmente piacevoli.

Damiano mandò con tutta l'anima il suo ospite in un'altra casa, che non era neppur quella del grande Spirito. Ma questi voti del cuore, si sa, non sono mai esauditi dalle potenze invisibili. Damiano si adattò a non muoversi più, e risolse di dormire. Rabbia impossente, stanchezza fisica, gioventù e sanità di corpo, fecero presto il miracolo. Damiano si addormentò per uno, e russò ferocemente per due.

La mattina seguente si destò forse un po' più tardi dell'usato. E si capisce; non aveva intorno i compagni a far rumore, a guastargli il sonnellino d'oro. Regnava nella casa di Tolteomec un religioso silenzio; era ospite il figlio del cielo, e il figlio del cielo dormiva; bisognava dunque andar tutti in [pg!235] punta di piedi, parlare a bassa voce, per non disturbare i sonni del figlio del cielo.

E non bastava ancora. Quando il nostro Damiano si alzò a sedere sulla stoia, e si fu strofinati gli occhi col dorso della mano, vide nella stanza, vigile custode, pronto ai suoi desiderii, il vecchio Tolteomec, il patriarca, il fratello del re. In verità, Damiano era trattato da principe; avrebbe avuto il torto, a dolersi; avrebbe dato prova di cattivo carattere.