—È caldo di questa mane, vieni;—ripetè la fanciulla.
—Non ho fame, Abarima;—replicò Damiano.—Bene ho desiderio di guardarti negli occhi. Sai che non ti ho più veduta da ier sera? Vieni, taorib Abarima; andiamo lassù alla fontana. Ci dev'essere una così grata frescura!
—No,—disse Abarima,—ne son venuta or ora, e l'aria è troppo fredda, nel bosco. Restiamo qua, se non vuoi rientrare nella casa di Tolteomec. Il sole mi fa bene.
—Il sole ti bacia;—disse Damiano, accostandosi, e involgendola tutta d'una sua languida occhiata.
—Bacia tutti, il sole;—rispose Abarima, crollando il capo, come se non gradisse, o non intendesse la galanteria di Damiano.
[pg!239]
—Ho capito;—pensò egli, stizzito.—Oggi non è come ieri. La dolce Abarima non ha dormito bene, stanotte; fors'anche ha sognato uno scorpione, od altra bestia di mal augurio.—
Poi, rivolgendosi alla fanciulla, le disse:
—Sai, Abarima, la grande notizia? Io rimango in Haiti. La cosa è stata risoluta ieri. Resterò con la nostra gente, che difenderà questo popolo dalle incursioni dei feroci Caribi.—
La fanciulla sgranò tanto d'occhi, sorrise e battè palma a palma, con atto di gioia infantile.