Il ragionamento di Abarima parve a Damiano la voce della sua propria coscienza. E gli risuonò nel profondo dell'anima, e gli diede noia come tutti i suoni repentini, specie quando sono anche squillanti.
—Lo so,—diss'egli, contorcendosi un poco,—ma che ci vuoi fare, mia bella? Egli non ha per restare le stesse ragioni che ho io.
—E quali sono le tue?
—Veramente,—soggiunse Damiano,—si restringono ad una. Ti amo, e voglio averti mia. Consentirai tu al mio desiderio, Abarima taorib?
—Tolteomec comanda;—rispose Abarima, chinando la fronte.
—È giusto;—disse Damiano.—Parlerò quest'oggi a Tolteomec.
—Non oggi, non oggi;—gridò prontamente Abarima.
Damiano rimase un po' sconcertato, guardandola.
—Non oggi?—ripetè.—Sia dunque domani.
—No, non domani, non subito;—rispose Abarima sollecita.—Per dare la sua figlia ad un uomo, Tolteomec deve invocare il grande Spirito.