—Di là! c'è la macchia, di là; ed oltre la macchia, c'è la fontana.

—Ebbene?

Ebbene,—rispose Damiano, che perdeva la [pg!256] pazienza;—la fontana, presso la quale tu hai veduto.... ier l'altro.... un altr'uomo.—

Abarima diede un sobbalzo, e si volse turbata a guardare Damiano.

—Sicuramente,—ribadì egli,—un altr'uomo; il mio compagno Cosma... il cui nome ti è noto.

—Come lo sai?—diss'ella, fissandolo negli occhi, con un'aria di stupore.

—Il come importerebbe poco;—rispose Damiano, gustando, in mancanza di meglio, la feroce voluttà di avere indovinato il secreto.—Ma tu immagina pure che io lo abbia saputo dal grande Spirito. Cioè, dico male, dal piccolo spirito. Voi altri interrogate il grande, quando la luna è piena; noi abbiamo il piccolo, che vive con noi, e ci avverte, ad ogni quarto di luna.—

Abarima era rimasta lì, come trasognata.

—Di tutto?—chiese ella.

—Di tutto, e d'altro ancora. Io dunque so che Cosma è venuto qua, dalla macchia; che ti ha veduta, che ti ha parlato, e ti ha detto.... tante belle cose, che tu non hai capite, perchè egli non ha potuto parlarti nella tua lingua.—