Abarima si era a grado a grado riavuta dal suo alto stupore. E Damiano, per apparirle tanto bene informato dal suo genio tutelare, incominciava a parlare un po' troppo.
—Il tuo piccolo spirito si è ingannato!—gridò ella, ridendo.—Il tuo piccolo spirito ha occhi, ma non ha orecchi.
—Come sarebbe a dire?
—Che non ha orecchi, e non sa riferire quello che è stato detto,—rispose Abarima, seguitando a ridere di gusto.
—Lascia stare gli orecchi del mio piccolo spirito;—disse Damiano, pentito di essersi cacciato troppo [pg!257] avanti sulla via delle scoperte.—Sono migliori che tu non creda. Fermiamoci agli occhi, che hanno veduto giusto. Puoi tu negare di aver parlato a Cosma?
—No;—rispose Abarima.
—E sentiamo;—soggiunse Damiano, dopo essersi morse un pochino le labbra;—che cosa ti è sembrato.... della sua faccia?
—Taorib.
—Non è vero, che è taorib, il mio caro amico Cosma? Sono proprio contento che tu abbia su questo particolare la mia stessa opinione. E quei capelli, poi....
—Turey.