—Tu?.... sei tu l'amico?—interruppe Abarima.
—No, cara; non ti ho già detto che io non amo il turey nei capelli? Volevo dire: allora io mi misi in mezzo ai due contendenti: e tanto dissi, che persuasi l'amico di Cosma a ritirarsi dal giuoco, a lasciare che Cosma facesse liberamente l'occhio languido a donna Catarina Bescapè.
—L'amico si è contentato? Amava dunque assai poco.
—Oh cara, come t'inganni! Egli amava moltissimo. [pg!263] Ma era un'anima grande. Se fosse nato due mil'anni prima, sarebbe stato un eroe Romano, o Greco, o giù di lì, e Plutarco ne avrebbe scritta la vita, mettendolo in parallelo con qualche Scipione. Tutte cose che non capisci, lo so; fa conto che io non te ne abbia parlato. Del resto, l'amico non si chetò mica alle prime. Egli fece a Cosma questo ragionamento: «Senti, bambino, queste cessioni non si possono fare; bensì è la donna che deve scegliere. Io posso credere che ella veda me di buon occhio: ma posso anche ingannarmi. E tu, dal canto tuo, che cosa puoi dire?» Cosma non poteva dir nulla; pure, sentendo che l'amico si sarebbe inchinato alla scelta della dama, Cosma si rallegrò; si buttò un'altra volta nelle braccia del rivale, s'inginocchiò, gli abbracciò le ginocchia, fece un visibilio di pazzie. «Caro il mio Tolomeo!» gli disse: «Io sono un uomo morto, se quella donna non mi ama. Che perdi tu ad esplorare l'animo di lei? a lasciare che i fati si compiano?» Insomma, tanto pregò, tanto pianse, che io.... consigliai all'amico rivale di andare da madonna Catarina e di parlarle chiaramente. Povero amico, tanto generoso, e tanto.... come chiamarlo? Di nome si chiamava Bartolomeo; gli amici, per abbreviazione gli dicevano: Tolomeo; altri più sbrigativamente Tomèo. Di cognome, poi.... Ma lasciamo il cognome, che non importa al racconto.
—E Catarina, seppe tutto?
—Aspettami, impaziente creatura. Tolomeo andò dalla bella Catarina e le disse: «Io amo Cosma come un fratello. Le nostre famiglie, a Genova, sono nemiche, appartengono a due fazioni diverse. Ma qui, siamo fuori di casa nostra, lontani dalle ire cittadine, avvicinati dal medesimo studio. Per altro, è strano che dobbiamo innamorarci della medesima [pg!264] donna. Sapete, Catarina? Egli è pazzamente innamorato di voi.»
—Tolomeo ha parlato così?
—Sì, cara; egli è stato tanto.... Tolomeo. Ma chi avrebbe mai preveduto?... Basta, quel ch'è fatto è fatto. L'amico Tolomeo parlava da uomo leale, senza immaginare che madonna Catarina lo piantasse lì per quell'altro.
—Catarina ha fatto bene;—disse Abarima, sentenziando alla svelta, come una dama di Provenza in una corte d'amore.
—Diciamo pure che Catarina ha fatto bene;—rispose Damiano.—Ma Tolomeo ha fatto male. Non credi?