—Bravo Tolomeo!—gridò Abarima.—Lo amo.

—Amami, deliziosa selvaggia; perchè Tolomeo.... sono io.

—Ah!—esclamò Abarima, ridendo.—Lo avevo immaginato; e l'ho detto a bella posta.... per farti parlare.

—Assassina!—gridò Damiano.—Ebbene, tanto fa. Potevo uccidere Cosma, e non l'ho ucciso. Anzi, l'ho tratto in salvo, l'ho ricoverato nelle nostre case. Era ferito; io l'ho curato; e quantunque fossi medico, l'ho guarito. Che te ne pare? Non sono io un uomo di Plutarco?—

Abarima lasciò cadere l'accenno classico, e per una buona ragione, che non è mestieri di dirvi.

—E Catarina?—diss'ella.

—Ecco: madonna Catarina si era lasciata amare da Cosma. L'amico aveva i capelli d'oro, i capelli di sole, di cielo, di tutto l'altro che dite voi in Haiti. Ma pare che una provvida legge di natura non permetta alle bionde di amar lungamente i biondi. Venne un giorno che le due capigliature d'oro non andarono più d'accordo. Madonna Catarina incominciò a seccarsi di Cosma. E allora si lasciò amare [pg!268] da un altro, che non aveva i capelli biondi, che non gli aveva neanche più neri. Quell'uomo, per altro, era un gran professore.

—Professore! che cos'è?

—Come fartelo intendere? Voi altri, in Haiti, non avete professori. Già, molte razze d'animali vi mancano. Figurati dunque una bestia rara; uno che insegna agli altri tutto quello che sa lui, ed anche quello che non sa; uno che ti sa dire come devi parlare, e come devi tacere, se devi ber fresco o caldo, sputar tondo o quadrato. Quello è un professore, mia cara. Tu sai che Catarina era moglie di un Bescapè. Il Bescapè, per certe sue ragioni di possesso, aveva bisogno del parere del professore, che era un gran conoscitore delle leggi, e i suoi pareri se li faceva pagare a peso d'oro, in tutti i bohio dell'Italia dove era stato. Oh, un gran professore, quel Giasone del Maino! Quando doveva parlar lui nella scuola, c'era tanta folla, che non c'entrava più neanche una mosca, o se c'entrava, non ardiva più di farsi sentire.

—Ma lei?... Catarina?...