—Ah, debbo narrarti di lui vita e miracoli? E sia, parliamo ancora di questo amatissimo Cosma;—rispose Damiano.—Ti ho detto che io lo avevo raccolto ferito, e lo avevo ricoverato e guarito. Di ritornare presso madonna Catarina non era più il caso. Saremmo andati ad ornare della nostra presenza il trionfo di messer Giasone del Maino. Del resto, noi siamo fatti così;—soggiunse Damiano, con un tal piglio aspretto che non era senza grazia;—quando una donna ci tratta male, possiamo amarla ancora, come fa Cosma, o dimenticarla, come ho fatto io, ma la rispettiamo sempre e non ci ostiniamo a darle noia. Restammo dunque nel bohio di Genova. E fu allora, nei nostri colloqui amichevoli, che io seppi da Cosma tutta la serie delle sue disgrazie amorose. Quel giorno, vedi la grandezza dell'animo mio!... quel giorno, gli perdonai tutto quello che egli mi aveva fatto soffrire.
—Soffriva anche lui!—esclamò maliziosamente Abarima.
—Ah, bene! lo avete anche in Haiti, il proverbio: mal comune è mezzo gaudio? Ne ho piacere, perchè vi vedo già ben preparati per godere i frutti della nostra civiltà. Quel giorno, adunque, ci giurammo un'amicizia eterna, molto più forte di prima. E stavamo sempre insieme, non uscivamo a diporto che insieme, con grande maraviglia di tutti i naturali di Genova.
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—E perchè questa maraviglia?
—Oh bella! perchè si era tutti in guerra, gli uni contro gli altri; e noi soli, di diverso partito, uno Caribo e l'altro Haitiano, eravamo in pace.
—Si, è vero; ti capisco, ora.
—Sia lodato il cielo! E non volevano capire, i nostri concittadini. Gli Haitiani dicevano a Cosma: perchè vai tu a braccetto con quel Caribo? E i Caribi dicevano a me: perchè vai tu a braccetto con quell'Haitiano? E gli uni e gli altri, con questi discorsi, non ci lasciavano aver pace. A sentirli loro, non si poteva essere buoni uomini, se non si sposavano tutte le ire della propria fazione. Così ad ambedue era venuta in uggia la patria. Triste quel bohio, dove non si può essere amici per elezione di cuore, dove si è condannati dalle collere accumulate di cinque o sei generazioni di matti, o d'imbecilli, a vivere in guerra con le persone che piacciono, a far lega con altre che si manderebbero volentieri....
—A quel paese!—soggiunse Abarima.
—Si, cara. La frase ti è rimasta impressa nell'anima? Ricordati almeno che te l'ho insegnata io, e non ne usare contro di me, ferocissima donna. Io ritorno al racconto. Seccati di quelle discordie, pensammo di andarcene. Ma dove? La sorte decida, fu detto tra noi. E allora si mise mano alle sorti Virgiliane.