—Sorti?...—ripetè la selvaggia.
—Virgiliane;—rispose Damiano.—Vediamo di farti capire questo bel giuoco. Si piglia un libro.... Ma sapete voi altri che cosa sia un libro, gente felice? Si piglia qualche cosa dove ci sono molti segni, molte parole dipinte.... E le parole su cui cadono gli occhi, sono il responso del grande Spirito. Noi dunque prendemmo un libro.... mucchio di parole [pg!273] dipinte da un gran mago, chiamato Virgilio, e leggemmo, aprendo a caso, queste parole:
Nos patriae fines, nos dulcia linquimus arva.
Tu non lo capisci? è latino; e significa: noi ce ne andiamo da casa nostra. Il grande Spirito, adunque, ci faceva sapere in tal modo che aveva capito il nostro desiderio. Ma il suo consenso? e l'indirizzo che noi chiedevamo? Voltammo i fogli, e gli occhi ci caddero su quest'altro verso:
Bella cient primâque vetant consistere terra.
Il che significa, mia cara; qui c'è guerra, e non ci si può rimanere. Ma dove andare? dove? Altra consultazione allora, con parecchie voltate di fogli; e gli occhi ci cascarono su quest'altre parole:
Qualia multa mari nautae patiuntur in alto.
In mare, adunque, in alto mare, a far vita di marinai, e cercar ventura.—«E sia» disse Cosma. «Non abbiamo noi sentito per l'appunto discorrere di un nostro concittadino, chiamato Cristoforo Colombo, che ha formato il disegno di cercar nuove terre di là dai mari d'Occidente? Egli è andato alla presenza del grande cacìco di Spagna, e gli ha detto: dammi tre grandi piroghe con uomini volenterosi, ed io ti scoprirò un nuovo mondo? Il grande cacìco di Spagna ha risposto a Cristoforo Colombo: sia; ti darò gli uomini volenterosi, e le grandi piroghe; va e trova le isole di là dai mari, per onor tuo e della Spagna.»
—Colombo!—esclamò Abarima.—Il capo degli uomini bianchi! Come sapeva egli che dopo il mare avrebbe trovate queste isole?
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