—Non saprei dirtelo;—rispose Damiano.—Ma si può credere che glielo avesse detto il suo piccolo Spirito, a lui mandato dal grande.

—Capisco;—disse Abarima.

—Ah, bene! tu capisci tutto, Abarima taorib. Capisci dunque ancora come arda il mio cuore per te; mentre quello di Cosma è freddo.... come la notte in un bosco. Vorrei dir neve, o ghiaccio;—soggiunse mentalmente Damiano.—Ma bisognerebbe saper la parola. Chi sa se conoscono la cosa, in questo tiepido clima!

—Continua;—disse Abarima.—Voi due, allora, avete voluto raggiungere il capo degli uomini bianchi.

—Sicuramente, dopo aver consultato ancora una volta le sorti. Il libro dalle parole magiche fu riaperto a caso, e diede quest'altra risposta: Fata viam invenient.... Che cosa si voleva di più chiaro! So bene che non è ugualmente chiaro per te. Ma tu potrai intendere approssimativamente che la volontà del grande Spirito avrebbe fatto ritrovar la via delle isole lontane. Allora noi siamo corsi a cercare il capo degli uomini bianchi; siamo saliti sulle grandi piroghe con lui, e siamo arrivati qua, dove io mi sono innamorato della figliuola di Tolteomec, della dolce Abarima. Vorrai tu concedere la tua mano a Damiano, che t'ama? Vorrai tu ricusargliela, per tener dietro a Cosma, che è innamorato di un'altra donna, laggiù.... in Azatlan?—

Abarima stette un istante sovra pensiero, come se volesse nella sua mente pesare il pro ed il contro; poi sentenziò:

—Damiano buono; Cosma.... taorib.

Il buon Damiano si morse le labbra.

—È la tua ultima parola?—diss'egli.

—Cosma taorib;—ripetè la capricciosa selvaggia.