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—Sta bene;—conchiuse Damiano.—Ti saluto.—
E si alzò dal sedile, che ormai gli pareva fatto di carboni ardenti.
—Parti?—diss'ella.—E dove vai, ora?
—Vado.... a quel paese, dove tu mi hai gentilmente mandato;—rispose Damiano.
L'ingenua selvaggia ebbe la crudeltà di ridere. Ma in verità, ella non poteva fare altrimenti. Era così buffo, il dolore di Damiano!
—So bene che tu ritorni alla grande piroga;—riprese Abarima, rimettendosi al grave.—Sia dolce il tuo sonno, Damiano. E salutami il tuo fratello Cosma, e digli che venga domani nella casa di Tolteomec.—
Qui il nostro Damiano, che già stava male in sella, perdette a dirittura le staffe.
—Oh, per questo, stai grassa, se lo speri,—gridò egli, stizzito.—Non sai tu che un uomo, per buono che sia, non cede ad un altro la donna ch'egli ama?
—E Catarina....—domandò la selvaggia.—Non hai tu ceduto Catarina, al tuo fratello Cosma?