—Che paragoni son questi?—replicò Damiano.—Per tua norma, io non ho ceduto nulla. Se Catarina mi avesse detto: «Tolomeo, andatemi a cercar Cosma, e mandatemelo qua», le avrei risposto.... mandandola a quel paese.

—Brutto!—gridò Abarima, facendogli il viso arcigno.

—Cara,—rispose Damiano,—se non ti piace, sputala! Oh, per tutti i diavoli!—soggiunse mentalmente.—Le ho detto una cosa che non è da cavaliere. Fortuna, che non può averla capita.—

Infatti, lo sapete, Damiano mescolava spesso, a quel po' d'haitiano che conosceva, lo spagnuolo, [pg!276] l'italiano, e il suo vernacolo genovese. Con tutti questi ingredienti, egli impastava la frase; e la sua interlocutrice non riusciva sempre ad intenderlo.

Rassicurato per quel verso, Damiano fece una bella riverenza alla dolce Abarima, e subito dopo una giravolta sui tacchi.

—Non ci vedremo più, cara!—borbottava egli tra i denti, muovendo verso la casa e infilando l'uscio per cui doveva andare alla sua liberazione.—Ho fatto un marrone, ma di quelli!... Ci vuol pazienza.... sicuro, ci vuol pazienza. E per ritrovarla, questa pazienza benedetta, dovrò bestemmiarci un giorno e una notte, peggio d'un turco. Ma per l'anima.... delle radici, da questo giorno in avanti, mi capiti pure una donna tra' piedi; se prima non mi casca in ginocchio....—

Damiano esciva in quel momento sulla piazza. Tolteomec era là. Veduto Damiano, lo fermò al varco, per dirgli qualche cosa. Damiano non intese sillaba di quello che diceva il suo suocero fallito. Ma le buone creanze volevano che egli rispondesse qualche parola. E Damiano rispose, facendo bocca da ridere, con gesti cortesi, con inchini ossequiosi, ma tutti in lingua.... d'Azatlan.

—Oh, caro amico, che il diavolo ti porti! Vecchio cane. Lestrigone, antropofago! Perchè tu lo sei di sicuro, un antropofago. Qui dovete esserlo un po' tutti, sebbene non vogliate averne l'aria, con noi. E mentre voi stritolate gli ossicini coi denti, le vostre donne bevono il sangue del prossimo. Cara gente! ed io avrei dovuto imparentarmi con voi? Alla larga! Ma che idea pazza mi era venuta alla mente? È stata un'ubbriacatura, come a Cuba; senza liquore, senza kohiba, e nondimeno un po' più lunga di quell'altra. Ora, vedi, caro antropofago, dalla faccia incartapecorita, io mi sento risanato, e ti mando [pg!277] gentilmente al diavolo, senza eufemismi, senza complimenti, senza bugie d'uomo civile.—

Tolteomec rideva e ringraziava, senza intendere per qual ragione o capriccio il suo ospite ed amico Damiano gli facesse quel giorno i suoi convenevoli nella lingua del cielo, anzi che in quella dei miseri mortali d'Haiti.

—Chi sa? forse il grande Spirito gli ha intenebrata la testa;—diss'egli tra sè, poi che Damiano si fu allontanato.