E ciarlava, il buon Damiano, cercando di svagarsi. E beveva ancora, tenendo bordone a tutti i discorsi, rimbeccando tutti i motti che si volgevano a lui. Così bevendo e ciarlando, capirete che si svagò quanto occorreva, ed anche un tantino di più. Sancio Ruiz, non era più Sancio Ruiz; diventava Rodrigo di Triana, poi un altro, e ancora un altro, fino a diventar Cosma, Tolteomec, Diego di Arana [pg!296] e Cusqueia. A quell'ora non c'erano più razze, non c'erano più gradi; tutti amici, tutti fratelli, e viva l'allegria.
—Tolteomec, io t'amo;—diceva Damiano.—Ci dobbiamo lasciare; ma non importa, io t'amo. Perchè non ti risolvi di venire con noi in Azatlan? Capisco; tu vuoi restar qua, perchè sei innamorato di Caritaba.... no, dico male, di Abitaba.... cioè, no, di Carabima. Oh, infine, si chiami come le pare. Quando un nome non vuol venire, si lascia stare. E bisogna anche lasciar stare le donne. Usane con parsimonia, amico. La scuola di Salerno lo raccomanda; lo raccomandano a gara Celso, Galeno e.... quell'altro.... chi è più quell'altro? Aiutami a dire, per bacco!
—Sei ubbriaco, mio caro;—gli disse Sancio Ruiz all'orecchio.
—Io ubbriaco! Sei matto? non so chi tu sia, caro amico, perchè un po' mi sembri uno, un po' mi sembri un altro. Ma questo è effetto di strabismo. Del resto, che cosa fa il nome, quando c'è la persona? Il nome, quello, è un ritrovato dell'uomo.
—Che diavolo annaspi tu ora?
—Sì, ripeto, un ritrovato dell'uomo; che cosa ci trovi di strano? L'uomo dice: io mi chiamerò così e cosà.... Cioè, no, non lo dice lui, ma un altro per lui.... il prete che lo battezza.... Se, per esempio, il prete avesse battezzato quest'acqua di cocco, dicendole: tu ti chiamerai vino di Cadice.... Che cosa volevo dire? Ah, ecco, che tu ti chiami Gutierrez, e che oggi si sta allegri a quel Dio! Viva l'almirante, e crepi chi gli vuol male.—
Si era rimasti abbastanza a tavola. Il signor almirante si alzò, e il cacìco Guacanagari con lui. Quali di buona voglia, e quali a malincorpo, ad uno per volta si alzarono tutti i commensali. Damiano [pg!297] si alzò, perchè si alzava Pedro Gutierrez, ossia Sancio Ruiz, o, se vi piace meglio, Rodrigo di Triana. Il nome, del resto, non fa e non conta; che cosa è il nome, quando c'è la persona? Damiano, adunque, si alzò da sedere, perchè si era alzato il suo vicino di destra, quello che gli versava da bere. Ma appena fu in piedi, sentì di non essere in gambe, e di aver bisogno del braccio di Tolteomec; cioè, no, di Cusqueia; anzi, no, di Diego di Arana; o meglio, del primo venuto, purchè lo sostenesse bene.
Frattanto, nel vasto giardino di Guacanagari, i crocchi, i capannelli, si andavano facendo e disfacendo senza posa. Erano anche in gran numero gli abbracci, i baci, le tenerezze. Chi rideva e chi piangeva. Certuni, come Damiano, piangevano tutt'insieme e ridevano.
—Buona notte, amici!—balbettava Damiano.—Voi restate, io parto. E poichè parto, aspettate, vi faccio un discorso. Bisogna andare. Il comando è quello; e quando c'è il comando, l'uomo, sia marinaio o soldato, deve obbedire. Tutti obbediscono, all'uomo, alla donna, al destino, alla legge di natura. Si va, si va, e qualche volta si arriva. Noi arriveremo. Addio, dunque, miei vecchi amici. Oh, sei qua, tu, Cosma? Ti saluto e ti abbraccio. Ti prego di abbrac.... no, abbracciare, no! Ti prego di salutarmi tanto e poi tanto Caritaba, quella divina selvaggia.... quella selvaggia fera, come direbbe un petrarchista. Addio, caro biondino! Ma che vedo? a proposito di colore.... che cos'è? ci hai già la pelle rossa anche tu?—
Cosma (perchè era lui, quella volta, e Damiano, per miracolo, non si era ingannato chiamandolo a nome) Cosma prese l'amico sotto il braccio, e lo condusse fuori, col resto della comitiva.