—Caro amico! son proprio contento di sentire il [pg!298] tuo braccio sotto il mio.... o il mio sotto il tuo.... Fa lo stesso, non è vero? Son proprio contento. Tu non lo sarai ugualmente, già me lo immagino. Te l'ho fatta! ma devi perdonarmela, vedi, devi perdonarmela. Perchè infine, capirai, certi tiri agli amici non si fanno. Ero già il re di Haiti, o stavo per diventarlo. E tu non l'hai voluto; tu sei venuto a vogarmi sul remo. Confessalo, è stata un'azionaccia. E non per me, finalmente. Un regno! che cos'è un regno?... Ma intanto, ecco un povero paese che sarà per tua colpa infelice. Se pure non hai fatto giuramento di renderlo felice tu stesso!... Ma già, non riescirai, te lo pronostico io. Tu sei troppo grave, troppo accigliato, troppo malinconico, mio caro; non sei l'uomo, per questo popolo, lasciatelo dire, non sei l'uomo. Vuoi che te lo canti in musica? Non sei l'uomo. Io, io, ero l'uomo per questa gente; li avrei fatti stare allegri dalla mattina alla sera, e dalla sera alla mattina. Sire, il popolo soffre! Soffre? Ebbene, balli, e beva, sopratutto, beva molto. Chi beve balla; e se non balla lui, gli balla la terra sotto i piedi, come a me in questo punto. Perchè io sono felice, mio caro. Scusami, sai, perdonami la mia felicità. Io non ne posso nulla; è stato il desiderio dell'almirante; e credi pure che mi strappa le lagrime. Ahimè, Cosma! ti vedrò io più, su questa buccia di limone? Parto, ti lascio, addio, voglimi bene e non se ne parli più. Vado in Ispagna; ma non fo conto di trattenermi molto. Andrò in Italia, e laggiù.... laggiù, voglio accasarmi ancor io. Bisogna farla tutti, prima di morire, la gran corbelleria. Sposerò anch'io.... chi sposerò?... Se è vedova, guarda, la sposo lei.... Se non è vedova lei, sposo Giasone del Maino.—

Cosma non diceva parola. Era profondamente seccato di quella parlantina dell'amico e temeva ad ogni [pg!299] istante di sentirlo dar fuori. Alle ultime frasi, poi, gli diede una stratta poderosa, tentando di ricondurlo in carreggiata. Ma quell'altro non era in grado di capirlo.

—Ti dispiace?—ripigliò.—Forse hai ragione. Il cane non deve ritornare dove fu bastonato. Quanto al legista, capirai che dicevo per ridere. E mi fa ridere, quel Giasone del Maino. Con quella faccia di cartapecora! Ma come ha potuto madonna Ca....—

Damiano non potè finir la parola. Cosma non gli aveva più dato una stretta, ma un pizzicotto.

—Che c'è?—gridò Damiano.—Mi hai forse preso per lei? Oso dirti che se ella fosse nei miei panni, avrebbe strillato peggio delle oche del Campidoglio, quando Manlio Torquato andò.... Cioè, dico male, non era Manlio Torquato.... Ebbene, sia chi vuol essere, io non voglio impicciarmi di storia, a quest'ora.

—A quest'ora, dovresti star zitto;—gli brontolò Cosma all'orecchio.

—Eh, potrebb'essere un buon consiglio;—rispose Damiano.—Ma se io tacessi, vedi, mi addormenterei. E chi dorme non piglia pesci.

—Non hai bisogno di prenderne; hai bisogno di trovarti nel tuo rancio, e di smaltire la tua.... come chiamarla?

—Chiamala come vuoi, ma aggiungi che è solenne.

—Ah, te ne avvedi?