—Matto!—esclamò Damiano.—Ieri, se mi rammento bene, tu mi hai detto sciocco. Oggi mi dai del matto. Non potresti scegliere?
—Non c'è da scegliere;—rispose quell'altro.—Matto e sciocco ad un tempo. O che? credevi tu che io fossi capace di lasciar te, come tu eri capace di lasciar me?
—Io....—balbettò Damiano.—Io ero in un caso diverso.
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—Si, difatti,—rispose Cosma,—tu avevi preso una ubbriacatura più che solenne, e non di bevanda. Ma ti saresti svegliato anche da quella, mio povero Damiano; e un po' peggio che non ti svegli oggi da questa. Comunque sia, e per ciò che riguarda il mio restare in Haiti, pensa di aver sognato; e svegliati, e non se ne parli più.
—È presto detto: non se ne parli più! L'almirante.... non ti aveva parlato?
—Mi ha parlato, sì, offrendomi.... quello che tu devi sapere. Ed io ho ricusata l'offerta.
—Egli non me ne ha detto nulla!
—Lo credo, io stesso l'avevo pregato di non dirti nulla. Per contro,—soggiunse Cosma,—gli ho detto tutto, io, dall'a fino alla zeta. Povero grand'uomo! egli ride tanto raramente! Ma ieri l'altro ha riso veramente di cuore.
—Alle mie spalle!—mormorò Damiano.