—Volevi che ridesse alle mie?—ribattè Cosma.—Io non ho fatto nulla.
—Eh via, non esser tanto modesto! Hai fatto il tuo madrigale alla bella selvaggia.
—Madrigali! io? Sai che non so far versi.
—Mettiamo che non fosse un madrigale in versi; l'avrai fatto in prosa. E sarai stato gradito egualmente. Con quei capelli biondi, che strappano i cuori!
—E dàlli, coi miei capelli biondi!—balbettò Cosma.—Vuoi tu che me li faccia tagliare? Ti servo subito.
—Sì bravo!—replicò Damiano.—Perchè se ne faccia una costellazione, come della chioma di Berenice!—
Mentre i due amici si stavano bezzicando così, in istile agro dolce, all'ombra del gavone di prora, un rumore di voci giungeva dalla coperta. Non erano [pg!304] le solite voci dei marinai, intenti a qualche manovra di bordo; era un gridìo confuso, che in certo punto pareva un alterco.
—Che è ciò?—disse Cosma, tendendo l'orecchio.—Selvaggi? Mi par di riconoscere delle voci Haitiane. Che cosa vengono a fare, proprio sul punto che si devono salpare le áncore?
—Verranno per darci l'addio;—rispose Damiano.—Cioè, intendiamoci, per darlo a qualcuno dei più desiderati. A te, per esempio. Se tu resti a bordo, è naturale che Abarima venga a darti un ultimo amplesso.
—Finiscila!—gridò Cosma, alzando le spalle.—Sarebbe il primo, se mai.