—Ah! davvero!—disse l'almirante.—Tu ti scusi innanzi di essere, accusato! Dimmi dunque dove hai nascosta la figlia di Tolteomec.
—Cusqueia innocente! Cusqueia non rubato. Figlia di Tolteomec voluto venire con lui.
—Di bene in meglio;—riprese l'almirante.—E dov'è ora, la figlia di Tolteomec, che non la vedo in mezzo a queste donne?—
Cusqueia non rispondeva, ma i suoi occhietti bianchi ammiccavano verso certe casse di marinai che erano collocate l'una sull'altra, contro gli staminali della nave.
—Se tu non ce lo vuoi dire, daremo noi un'occhiata tutto intorno;—ripigliò l'almirante.—Vincenzo Yanez, volete incominciare di là?—
Il Pinzon, che aveva ben veduto dove ammiccasse Cusqueia, andò difilato verso quella catasta di casse, diede una guardata dietro all'ingombro, stese un braccio, e lo tirò a sè, traendo fuori un involto di cenci. Tale infatti appariva in principio, e nella mezza oscurità del luogo; ma ben presto da quel grigio involucro balzò fuori, quantunque riluttante, una figura di donna.
Tolteomec riconobbe sua figlia, e corse avanti, prendendola fra le sue braccia.
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—Abarima! mia dolce figliuola!—gridava egli, ma a stento, con voce soffocata dalla gioia.—Ti ho ritrovata.... ti ho salvata, mia povera bambina! Se non me ne avvedevo subito.... Se non venivo subito dagli uomini bianchi.... ti avrei perduta per sempre!... Ma chi è.... dimmi, chi è l'uomo che ti ha rubata a tuo padre?... Il capo degli uomini bianchi è buono per noi, terribile per tutti i cattivi.... Egli punirà i cattivi, che rubano le creature ai padri loro.
—Nessuno....—rispose Abarima, singhiozzando.—Sono stata io.