—Ne siete ben sicuro?—rispose l'almirante.—Non eravate voi, che volevate restare in quell'isola?
—È vero;—disse Damiano.—Ma il voler restare nell'isola è tutt'altra cosa dal portarne via gli abitanti. Perdonate, signor almirante, se io mi difendo. E forse mi difenderò male. Ma una cosa dovrebbe esser certa: che la figliuola di Tolteomec non viene in Ispagna per i miei capelli neri.
—I neri avranno incominciato; i biondi hanno finito di far perdere la testa a quella povera ragazza; dunque, lasciamola li;—conchiuse l'almirante, con accento benevolo.—Io in fondo non sono scontento che due naturali di nobile famiglia vengano con gli altri alla corte di Spagna. Istruiti nella nostra religione, potranno far molto, al ritorno. Piuttosto, prima di salpare le áncore, bisognerà chiamare qualcuno di questi naturali che girano [pg!313] sempre intorno alla caravella, perchè si rechi da Guacanagari, ad avvertirlo della risoluzione di Tolteomec. Cusqueia!—
Cusqueia si avanzò, per ricevere gli ordini del signor almirante. Frattanto, Damiano e Cosma si tiravano rispettosamente in disparte.
—Ed ora, come te la cavi?—disse Damiano all'amico.—Rispondimi.
—Parli a me?—disse Cosma di rimando.
—A te, sì. A chi vuoi che parli? a Kublai kan, che non c'è? al prete Janni, che non abbiamo ritrovato? Ti domando che pesci vuoi pigliare, in questo tragitto. Se la principessa è venuta per te, cortesia vuole che tu la sposi.
—Io? Sei matto.
—Sì, lo so, matto o sciocco; anzi l'una cosa e l'altra ad un tempo. È una storia vecchia, e non mi dà lume di nulla. Amore con amor si paga, dice il proverbio. Ed anche Dante, nel quinto canto dell'Inferno....
—Oh vacci un po' tu!—proruppe Cosma, seccato.